| Salvatore's profileU me spaziu e curnutu cu...PhotosBlogLists | Help |
|
U me spaziu e curnutu cu mu tuaccaDue rette parallele non si incontrano mai, e se si incontrano non si salutano. November 10 L'uomo, il drago e la luna Non attesi neanche la luce del giorno. Andai di notte. Con la luna alta nel cielo a sorvegliare i miei passi, ad indicarmi la strada. Ad illuminarmi il cammino che, ne ero certo, sarebbe stato lungo e tortuoso. Sarebbe stato difficile, sarebbe stato stremante, sarebbe stato triste. La forza non sempre avrebbe sostenuto il mio corpo. Presto la stanchezza avrebbe reclamato il mio scalpo. Probabilmente non avrei avuto la forza per oppormi ma ormai non era più tempo di attendere. Era giunta l'ora di osare. Di essere impavidi. Avevo deciso che non avrei più atteso. Avrei sfidato il destino e sarei andato incontro al mio. Morendo forse, Sì, morendo, anzi certamente. Ma attendere ancora sarebbe stato peggio. Sarebbe stato come morire lentamente, schiacciato giorno dopo giorno dal peso della colpa. Della vergogna. E della disperazione. La colpa, perchè non fui in grado di trarla in salvo. La vergogna, perchè per tutto il tempo a venire mi vergognai di essere stato così codardo. E la disperazione, per averla persa per sempre. Uccisa, davanti i miei occhi di ghiaccio. Uccisa, dal mostro a cui adesso do la caccia. Ed io paralizzato. Davanti ad un orrore così straziante. Incapace di difenderla. Incapace di salvarla. Ma capace di piangere. Di piangere accanto alle sue spoglie. Di piangere sotto le stelle. Di piangere sotto la luna. La stessa luna che adesso, con disprezzo, mi guarda dall'alto. Mi punta a dito, mi rimprovera, mi ammonisce che ormai è troppo tardi. Mi parla, mi dissuade, cerca di aprirmi gli occhi urlandomi che non ho possibilità. Che sto andando incontro a morte certa e che devo tornare indietro, prima che sia troppo tardi. Chiama le nubi a raccolta, mi oscura il sentiero, infanga i miei passi. Si aggrappa alla mia schiena, mi offre conforto, mi promette comprensione. Mi mostra passione. Ma non mi ferma. Non riesce a frenare il mio cammino ed alla fine cede. Torna su in cielo e affianca le stelle. Caccia via le nubi perchè io non mi fermo ed allora decide di vedermi andare fino in fondo. Quasi da spettatrice. Decide di assistere al mio fallimento. Il secondo. Sempre da lassù. Inerme. Immobile. Disinteressata. Vada al diavolo anche lei. Vadano al diavolo tutti questa notte. Sì, vadano al diavolo ed aspettino il mio arrivo. Perchè stanotte ci andrò anch'io. Al diavolo. Dritto all'inferno. E' lì che finirò quando la mia folle sete di vendetta avrà compiuto il suo dovere. Quando anch'io perirò. Ed il diavolo non sarà clemente. Non mi concederà il dono del tempo. Non mi lascierà riflettere sulle mie azioni. Non mi darà l'opportunità di pentirmi. Mi punirà, mi tormenterà e mi ucciderà. Ancora. Ed ancora. Ed ancora. Ma la notte è ancora lunga. La strada è ancora tanta. Ed il ricordo ancora nitido. Troppo. Vento. Vento negli occhi. Mi costringe a socchiuderli, a girare il volto ed offrirgli la mia guancia. In quell'attimo di distrazione la rivedo, per un attimo. Infinito. La rivedo accanto a me. Bellissima. Felice. Innamorata. Come lo ero io. Oh sì, tanto innamorato. Anche troppo. Quasi accecato dall'amore. Non avrei mai pensato che avrebbe potuto accaderci qualcosa di male. Di tanto male. Fui impreparato... Fui colto di sorpresa... Fui impreparato... Mentre la notte dorme i miei passi risuonano alle mie orecchie come una marcia. Volgo in alto il mio sguardo, guardo la luna e la riconosco. Eccola lì. Il suo ghigno mi sfida, i suoi occhi mi scrutano. E' lei. E' la sua complice. Se adesso sono solo, se adesso sono disperato, se adesso vado incontro alla morte è anche colpa sua. E' soprattutto colpa sua. Un'altra folata di vento. Ancora i miei occhi chiusi. Ancora la mia guancia schiaffeggiata. Ed ancora il ricordo. Ancora lei. Raggiante. Fantastica. Bellissima. Anche le stelle la ammirano. E' una notte fantastica. E' tutto perfetto. La luna che diventerà mia nemica è, adesso, mia alleata e mi guarda assopita. Ci guarda assopita. Si è fatta bella. Ancora più bella. Perchè noi la guardiamo. Perchè possiamo ammirarla. Perchè possiamo contemplarla e perchè possiamo, sotto il suo sguardo, amarci. Quando cessa il vento e riapro gli occhi lei è scomparsa. Di nuovo. E così il ricordo. Sbiadito. Lontano. Vago. Oh no, non voglio che svanisca. Non voglio dimenticarla. Non posso. Non devo. Non voglio ucciderla ancora. Di nuovo. Non voglio assistere inerme, ancora, mentre me la portano via. Non mentre mi portano via la mia amata. Non di nuovo. Non di nuovo. Non di nuovo. Perdonami mia amata. Perdonami. Non glielo permetterò. Non ti farò uccidere di nuovo. Te lo giuro. Ed allora corro. Corro perchè non sono un codardo, non più. Questa volta vincerò io e la trarrò in salvo. E non ci sarà bestia che mi fermerà sia esso anche il diavolo in persona. Mi hai sentito diavolo? Non mi fermerai nemmeno tu. Non mi fermerà nessuno questa notte. I miei passi attraversano i bui sentieri del bosco ed ormai non mi curo più del pericolo. Se il destino è contro di me che faccia in fretta a venirmi a prendere, altrimenti dovrà cercarsi un'altra vittima. Dovrà cercarsi un'altra preda perchè io questa notte vincerò. Volgo in alto lo sguardo, questa volta sono io a sfidarla. Sono io a sfidare la luna ed ad urlargli di stare a guardare. Le urlo che stavolta sarò impavido, sarò coraggioso e sarò forte e che questa volta non l'avranno vinta. Non l'avranno vinta loro. Questa notte mi riprendo la mia amata. La luna accetta la sfida, regge il mio sguardo, non perde terreno e continua a ghignare. Mi scruta, mi giudica, dubita di me. Mi guarda sorridendo e non c'e' niente di amichevole in quel sorriso. Avrò un avversario in più questa notte ma, ormai, non fa più differenza. Sono pronto e voglio combattere. Voglio combattere e non voglio più aspettare. Voglio riprendermi il mio orgoglio. Voglio riprendermi la mia amata. Guardo ancora la luna per urlarle di nuovo la mia forza ma stavolta lei non ricambia il mio sguardo. I suoi occhi sono fissi oltre di me e guardano compiaciuti qualcosa. Ci siamo. E' arrivato il momento. Mi fermo ed il mio ansimare risuona assordante nella notte. Lui mi ha sentito. Mi volto e lo vedo. Il suo fuoco illumina i miei occhi, il suo ruggito buca le mie orecchie. Mi stava aspettando. Accucciato per terra si compiace con la luna, meritevole di avermi portato da lui. Balza in piedi e corre verso di me. Mi sono ripromesso di essere coraggioso, di essere impavido, di essere forte ed invece sono paralizzato. Di nuovo, sono terrorizzato e realizzo che è la fine. Venire sin qui è stata una pazzia ed il mio disperato tentativo di vendetta è in realtà un progetto di suicidio. Perdonami mia amata, sono un codardo e non sono degno di te. Non sono stato in grado di difenderti allora, non sono in grado di riprenderti adesso. Finirà come era ovvio sarebbe finita. Perderò. Perirò. E non sarò mai più in pace. Il mostro mi colpisce con un colpo secco ed io vengo scaraventato via. Il dolore è lacerante e ricopre ogni parte del mio corpo ma è solo un assaggio. La mia schiena finisce contro le rocce e la mia testa colpisce la dura, millenaria, pietra illuminata dalla mia gialla nemica. Quella che mi guarda, che ghigna e che lancia un cenno di intesa al suo complice. Il dolore è fortissimo ed i miei occhi cedono, si chiudono. E di nuovo accade. Ritorna lei. Mi sorride, mi abbraccia, mi stringe forte e mi dice che mi ama. Anch'io la amo e non esito a baciarla. La luna, così bella e splendente, reclama la nostra attenzione ed allora alziamo lo sguardo per non negarle la giusta ammirazione. Alziamo lo sguardo per contemplarla ed ammirarla. Ed è allora che lo vedo. Di sfuggita, con la coda dell'occhio. Lo vedo muoversi nell'ombra, silenzioso come il vento, furtivo come un serpente ma chiaro come il giorno. Lo vedo andare verso di lei, venire alla luce, spiccare il balzo. Adesso ricordo tutto. Ricordo il suo splendido viso che fissa la luna. Ed un attimo dopo i suoi occhi colmi di lacrime. Ricordo la luna splendente. Ed un attimo dopo ghignante. Ma soprattutto ricordo la mia paura. Il mio terrore che mi impedì di difenderla, di trarla in salvo, di gettarmi in una lotta che mi avrebbe visto certamente perire maalmeno battermi per la mia amata. Una lotta che non ci avrebbe salvati, ma che almeno non ci avrebbe divisi. Una lotta che, adesso, vorrei aver intrapreso. Vorrei essere stato forte. E coraggioso. E valoroso. E vorrei aver lottato. Vorrei averlo potuto battere. Vorrei aver potuto vendicarmi. E all'improvviso mi ricordo che adesso posso. Posso essere coraggioso. E valoroso. E posso lottare. E posso batterlo. Ed adesso posso vendicarmi. Quando riapro gli occhi sono io ad essere inferocito. Ad essere una bestia. Ad essere un mostro. Urlando mi scaravento contro quell'essere infernale e riesco a gettarlo per terra. Mi lancio sul suo corpo e cerco di trafiggerlo ma la sua forza è incredibile; riesce a districarsi dalla mia presa, mi colpisce con tale violenza da farmi crollare al suolo e si accinge a darmi il colpo letale. La luna ghignante fa da cornice alla sua deforme zampa che un attimo dopo cala su di me cercando di tagliarmi di netto la testa. Questa volta, però, il terrore non mi ferma ed anzi mi da la forza di lottare e di non arrendermi. Mi da la forza di reagire e di combattere. Mi da la forza di rialzarmi. Riesco a schivare il suo colpo e resto quasi sorpreso dalla facilità con la quale riesco a rimettermi in piedi ed a colpirlo alle spalle. Il suo corpo non oppone resistenza e si allontana da me roteando. Nei suoi occhi scorgo il terrore, scorgo il dolore e scorgo la sorpresa. La sorpresa... Una sensazione che mi è decisamente familiare. Quando, un attimo dopo, il suo copro viene ricoperto dalle sue stesse fiamme mi volto a fissare la luna che fino all'ultimo istante ha sperato che cedessi e che adesso, quasi imbarazzata, cerca di evitare il mio sguardo e le lancio il mio ghigno soddisfatto. Le urla di dolore del mostro rimbombano nelle mie orecchie e vedendolo bruciare nel suo falò riesco quasi a sorridere. Quando le fiamme raggiungono la sua tenda e fanno fuggire il suo cavallo, di quell'essere demoniaco è rimasto quasi niente. Una spada semi bruciata, dei bizzarri panni che portava indosso ed una sorta di pasto vicino al fuoco. La mia coda porta i segni della battaglia, le mie gambe sembrano crollare sotto il peso della fatica ma io riesco lo stesso a sorridere. Chiudo gli occhi e bacio, per l'ultima volta, la mia amata uccisa da un ammazzadraghi che ha avuto, purtroppo troppo tardi, quello che si meritava. Con gli occhi colmi di lacrime apro le mie ali e spicco il volo. Sono stremato e voglio tornare alla mia caverna. Ma lo voglio fare nuotando nel cielo. Lo voglio fare sotto la luna. Lo voglio fare fissandola negli occhi ed urlandogli, ghignando, che questa volta sono stato coraggioso. Che questa volta sono stato impavido. Che questa volta sono stato valoroso. E che questa volta ho vinto io. Io, il drago. *= Questa storia è un tributo a "Chasing The Dragon" splendida canzone degli Epica ed è dedicata a Chasy, il mio draghetto di peluches. November 04 Ricordi di quando......anadavo a scuola (media credo). Ogni tanto succedeva che mia madre doveva andare dal dottore sotto casa tipo per ricette o cazzate del genere, e mi chiedeva se volevo andare con lei a patto che avessi finito di fare i compiti. Ora, dal dottore mi facevo due palle incredibili perchè c'erano un casino di persone da aspettare e non c'era proprio un cabbaso da fare. C'erano riviste mongoloidi da leggere e nient'altro da fare. Quindi ovviamente la risposta mentale immediata era "ma va curcati" però io invece quasi sempre ci andavo. Ci andavo perchè (a senso mio) così avevo una specie di giustificazione con me stesso perchè non avevo studiato, tipo pensavo "eh vabbè, stavo studiando però poi sono dovuto scendere". Na cazzata clamorosa visto che mia madre mi chiedeva apposta se avevo finito di fare i compiti o no (ovviamente non avevo mai finito). Ma non è la sola spiegazione. Forse nemmeno quella vera. Quella vera era il fascino del tempo che non passava. Se andavo dal dottore mi facevo due palle enormi, ergo il tempo non passava mai. E allora per me andare dal dottore equivaleva ad "allungare il pomeriggio", posticipare il giorno dopo e tutto quello che ne conseguiva (compiti e cazzi e mazzi). Una stronzata geniale o se preferite una geniale stronzata. Fatto sta che stare li a vedere il cielo diventare prima grigio e poi nero, vedere le luci che si accendevano, cominciare a sentire "l'odore della sera" aveva un fascino inarrivabile. Mi piaceva stare la. Era come se avessi fermato il tempo e non fossi mai uscito da li, senza aver così più pensieri, compiti da fare, professoresse da seguire e quant'altro. Paradossalmente i momenti migliori erano proprio gli ultimi, cioè quando si faceva sera, si accendevano le luci e acquistavo "consapevolezza" del fatto che ero lì già da un sacco di tempo. Masochista del subconscio, sadico dell'anima. Sì, decisamente una stronzata geniale. October 28 Per ora sono come un bambinoUn bambino che è sicuro di avere imparato a camminare e lascia le mani del padre. Solo che appena fa il primo passo cade e capisce che ancora non ha imparato. October 24 Pioggia e notte e arcobaleno e pensieri liberiLa pioggia e la notte si mettono spesso insieme. Inutile dire che il "risultato" è spettacolare. Pensavo. Pensavo che sarebbe curioso se l'arcobaleno venisse fuori anche di notte. I colori sarebbero più scuri, no? Perchè, sai, non ci sarebbe il sole. E se fossero più scuri, sarebbero comunque sette? O sarebbe un arcobaleno diverso, più povero? Oppure quello di giorno, per mantenersi più bello, aumenterebbe quelli suoi ed avremmo un arcobaleno di giorno con otto, nove colori? Ma poi perchè quello di giorno dovrebbe mantenersi più bello? "Mantenersi"? Se diciamo "mantenersi" vogliamo dire che più bello dovrebbe già esserlo adesso. E invece non credo proprio che, avendo un arcobaleno di notte, quello di giorno risulterebbe il più bello. Eh no. Il più bello sarebbe quello di notte. E allora potrebbe essere lui ad aumentare i colori. Così, tanto per stravincere. Tipo... Mmm... Chessò... Blu scuro, viola, nero... E poi boh, varie tonalità di questi colori magari o altri non sono un pittore, non so. Cos'è l'arcobaleno? Un grosso pezzo di scotch per aggiustare il cielo che si è rotto causando la perdita d'acqua e quindi la pioggia. No? Allora forse un enorme smiley triste (senza occhi però, solo la bocca) che indica che il cielo ha appena pianto. Oppure semplicemente la via sulla quale galoppano i minipony. No non ci credo ai cavalli con le ali. Boh, argomento in stend bai. Un'altra cosa alla quale pensavo è che si dice spesso "ah, vorrei una bacchetta magica per avere questo e quello e quello". Io penso che a volte, invece, le cose belle sia bello guadagnarsele e sudarsele. Nascere figlio del Berlusca è comodo, certo, però ogni tanto è più bello potere dire "questo me lo sono guadagnato io". Il problema, in questo caso, è che a volte manca la voglia o la motivazione o la forza di farlo. Ed allora si finisce con l'abbandonare. Col rinunciare. E allora si dice "ah avrei voluto avere una bacchetta magica" e siamo punto e da capo. Circolo vizioso rulez. Pensieri senza capo ne coda. O senza testa ne croce. Discorsi persi và. Pazienza. Sto blog ne ha visti tanti di discorsi persi, qualcuno in più non fa differenza. "U me spaziu e curnutu cu mu tuacca". Una volta, ricordo, uno mi aveva chiesto (questo era del nord sapiddu di dove) cosa significava. Mi aveva scritto tipo "significa: il mio spazio è cornuto come il tuo qua?", io ci rissi "kiii?" e questo mi fa tipo la scansione "u me spaziu è curnutu cumu tua cca" ed in effetti vista così aveva ragione. Però era sbagliato perchè ovviamente non voleva dire quello. E allora aveva ragione e torto allo stesso momento. Pazienza. Chissà che fa questo ora, e se si ricorda di avermi scritto sta cosa. Boh, credo di no. Certo che sarebbe un peccato se, chessò, il server che gestisce tutti gli spaces si fottesse. Perderei un casino di cose, di commenti, di storie, di racconti, di poesie. Boh, speriamo di no. Se poi proprio dovesse capitare, pazienza. Mentre fuori la pioggia e la notte continuano a fare l'amore, io continuo a mescolare pensieri e parole. Perchè qua non nevica mai? Piove, grandina, tira vento e non nevica. E' un peccato. Non c'e' nemmeno la nebbia. Miiii, la nebbia. Quanto mi piace la nebbia. Mirko ricorda quante volte gli ho rotto le palle chiedendogli quando saremmo andati a fare volantinaggio ad Enna dove, a detta sua, spesso c'era nebbia. Bello, camminare in un bosco con la nebbia o ancora meglio in una città deserta coperta di nebbia una mattina prestissimo tipo alle cinque di mattina è uno dei sogni che sicuramente resterà tale in my life. Peccato. Anzi, pazienza. Chasy mi guarda (indossando il braccialetto - collana di Giulì) fisso. L'ho fatto uscire una volta sola da quando l'ho portato in Italia. Poverino, è un pò poco. Me ne rendo conto. Rimedierò. Lo farò uscire ancora. Promesso. Il tempo passa, le cose cambiano. Non tutte però. Alcune restano uguali. A volte sono cose belle, altre volte no. Sarebbe bello se il signor destino, o meglio il signor tempo, ci dessero un modulo da compilare. In questo modulo dovrebbe esserci scritto tipo "lista delle cose che vuoi che restino uguali da qui a cinque anni" e riconsegnarcelo ogni cinque anni. Così uno può decidere cosa cambiare e cosa no. Sarebbe comodo. Poi ci sono cose che cambiano ma non dipendono da te, e quelle sono forse le peggiori. Cioè tu pensi "ma che cazzo, io non ho fatto niente sono ancora quello di prima com'e' che è successa sta roba?". E li è un casino perchè, bohhhh. E' successa e sticazzi. Pazienza. Perchè i clown fanno paura? Non dovrebbero fare ridere? Perchè i bambini piangono quando ci sono i clown? I clown spesso sono utilizzati dalla cinematografia, o dalla letteratura o ormai dalle tendenze popolari, come strumenti del male. Killer, fantasmi, pazzi, mostri, sono tutti clown. Dietro un clown si nasconde il più delle volte un assassino, o un mostro, o tutti e due. Perchè? Aspetta, forse proprio per questo i bambini piangono quando vedono i clown. Perchè li associano alla paura? O no? E se invece per primi fossero arrivati i pianti dei bambini e poi ad andargli dietro fosse stato il cinema, la letteratura e la gente? Possibile. Allora qual'e' la soluzione? E' nato prima l'uovo o la gallina? Boh. Non si sa. Una cosa è certa. Io non farò mai il clown. Ah, e un'altra cosa. Non farò mai (più) il bambino. Lo sono stato, sai? Veramente. Per tipo 9, 10 anni. Com'è? Bello. Mi pare di ricordare almeno. Eh, mi ricordo che piangevo perchè volevo diventare grande. Mi ricordo che guardavo mio padre e gli chiedevo tipo "ma tu quanto ci hai messo a diventare grande?", roba che uno psicologo avrebbe potuto campare solo con me per quindici anni. E piangevo, perchè volevo diventare grande pure io. Adesso potrei fare la solita manfrina sul "eh, oh, che bello essere piccoli, vorrei tornarci adesso, che bello e qui e la.". Che ddupalle, sentito e risentito .Però in effetti è vero. Ed allora si. Eh, oh, che bello essere piccoli, vorrei tornarci adesso, che bello e qui e la. A questo proposito, esprimo un pensiero che non ho mai avuto modo di esternare. Avete presente quando uno guarda un bambino e dice tipo "eh, chi pinziari hai?". Il significato è chiaro, no? Vuol dire "eh, i tuoi problemi non sono niente in confronto ai miei". Giusto? Ecco, questa secondo me è una cazzata colossale. Perchè? Perchè i problemi sono sempre difficili da affrontare, altrimenti non sarebbero problemi. Mi spiego. Ovvio che i pensieri di un bambino di cinque anni sono cazzate in confronto ai pensieri di uno di trent'anni. Il punto è che tu lo hai capito solo venticinque anni dopo. Tu, che hai trent'anni, lo sai. Il bambino, che ne ha cinque, no. Quando tu avevi cinque anni, se fosse venuto un trentenne e ti avesse detto che i tuoi pensieri erano cazzate in confronto ai suoi gli avresti creduto? No, ovviamente. Perchè un bambino di cinque anni il mondo lo vede con gli occhi di un bambino di cinque anni. Da importanza ad altre cose, ha altre sensazioni, prova altre cose. E quando queste cose si inceppano, per lui sono cazzi. Quando vai in prima elementare il tuo mondo sono i compiti a casa, la maestra, e la compagnetta. Se non sai fare un compito, o ti rimprovera la maestra, o la compagnetta non gioca con te per te questi sono problemi. Guardandoli adesso con gli occhi di un trentenne ti sembrano stronzate, ma quando eri li anche tu ti sembravano enormi. E allora non esiste "i miei problemi sono più gravi dei tuoi" perchè ognuno ha dei limiti, eccede in qualcosa e pecca in qualcos'altro. Se una situazione è fuori dalla TUA portata perchè supera il limite o pecca dove tu eccedi ed eccede dove tu pecchi, quello PER TE è un problema. Non mi serve a niente che Giacomino venga e mi dica "eh, ma che è un problema questo? Ma finiscila. I miei sono problemi, no i tuoi". Ma baffanculo. Per te questo non sarebbe un problema magari, ma per me si. E quindi il mio problema non è meno grave del tuo. Nè il tuo è meno grave del mio. Si chiama problema proprio perchè l'interessato non è in grado (o ha difficoltà) di risolverlo. Non so se è chiaro il concetto, è un pò astruso o semplicemente mi spiego di cacca. Va visto tutto in proporzione. Per me questa situazione CONSIDERANDO I MIEI LIMITI E LE MIE POTENZIALITA' rappresenta un problema. Per te magari no. Tu magari al posto mio affronteresti la stessa situazione mille volte meglio. Ma non perchè sei meglio di me, solo perchè sei diverso e magari sei più predisposto ad affrontare una cosa del genere. Possibilissimo che io sarei in grado di risolvere meglio di te una situazione problematica per te. No? Si. Tutto questo per dire che l'espressione "ma chi pinziari hai" frequentissima ed usatissima è, in realtà secondo me, una grossa stronzata o per lo meno lo è quello che vuole dire. Non ci sono corrispondenze dirette con la mia persona, nel senso non parlo di un fatto accadutomi, è tutto un discorso generale. Non permettete mai a nessuno di dire che è meglio di voi, perchè non esiste essere migliore o peggiore. Esiste essere così o colì. Il mondo è bello perchè è vario, tutti siamo partiti da zero anni, tutti siamo nati piccoli e tutti abbiamo cagato nel vasino. Se c'e' qualcuno che fa lo scienziato e qualcun'altro che fa il lavascale (con tutto il rispetto) non è perchè lo scienziato è più intelligente, è solo perchè lo scienziato ha seguito una strada che lo ha portato a sviluppare una determinata capacità. Si è impegnato di più. Ha avuto magari più forza di volontà, ma non è stato più intelligente. Nasciamo tutti da una mamma ed iniziamo tutti partendo dallo stesso punto. E' una gara nella quale partiamo tutti insieme. Nessuno parte avvantaggiato e nessuno è cretino. Mettetevi in testa che potete fare quello che volete. Potete essere quello che volete. Anche chi vi sta davanti in un momento della sua vita si è trovato all'inizio. E sicuramente anche lui ha pensato "ma che devo fare, ma devo riuscire proprio io? Ma dove devo andare? Non ce la farò mai, non è cosa mia.". Poi però, invece, le cose sono andate diversamente. Non c'e' motivo per cui non possa accadervi la stessa cosa. Credete. Provate. Non ci sucate la minchia e non vi buttate a terra. Poi oh, sono consigli. Azzi vostri. Come dire, se volete li potete accettare, se non volete... pazienza. October 08 Se queste mail non ci fossero bisognerebbe inventarle... Inviatami dal mio GRANDE amico Janey Gentzler. ****************************************************** Si puo ordinare nel regime di Online – la qualita del produttore – il 100% dell’azione utile
- Il sesso porta piu soddisfacimento. Lo stress e la tensione sono spariti. Lei non si rattrista piu, ora io non temo, che saro costretto a negare. E` una sensazione fisica sbalorditiva, dopo la quale segue lo stesso sentimento profondo. - La cosa migliore del Vi e` la sicurezza della possibilita di «volare con autopilota», - confezione confidenziale Ordini oggi e dimentichi delle sue delusioni, delle lunghe paure del rifiuto e le situazioni dolorose ripetibili. Solo fra un breve periodo di tempo– lei ricevera 12 pillole in aggiunta assolutamente gratis Meno male che Janey c'è. September 24 Mi piace la notte......non so nemmeno perchè. Jovanotti dice che "la notte è più bella, si vive meglio, la città riprende fiato, sembra che dorma e il buio la trasforma e gli cambia forma, di notte le parole scorrono più lente, però è molto più facile parlare con la gente". La notte è senza dubbio il momento della giornata più bello almeno per me. E non necessariamente perchè si esce, anzi forse proprio quando non si esce è ancora più bello. Anche il semplice guardare fuori dalla finestra. E poi guidare. Guidare di notte è certamente terapeutico. Recentemente mi sono trovato a guidare a notte fonda proprio in una di quelle strade che a me piacciono tanto, quelle buie, di montagna, deserte. Ed in più, la vera chicca, c'erano i lampi. Il cielo nero nero veniva illuminato di tanto in tanto dai lampi che rivelavano cosa dormiva sotto il cielo. La tentazione di accostare e restarmene un pò lì, solo così, a guardare lo spettacolo devo dire che è stata piuttosto forte e probabilmente se l'avessi presa un pò più in considerazione l'avrei fatto davvero, sicuramente adesso vorrei averlo fatto. In casi come questi la notte è mia amica. Qualche altra volta no ma si sa, si dice che i veri amici siano quelli che sanno essere sinceri fino in fondo. E che quando c'e' qualcosa che non va te lo dicono o almeno ti aprono gli occhi. E' un peccato che la notte sia storicamente associata ed identificata col male, con la paura e con la diffidenza. Di notte non si esce, di notte non si sta da soli, di notte si teme tutto, si è diffidenti verso tutti. E' un peccato e non è giusto. E' un'ingiustizia verso di lei. Non se lo merita. E nonostante questo, nonostante i tentativi sempre più estremi e disperati dei suoi detrattori di renderla "cattiva" lei è ancora lì, pronta ad accogliere chiunque voglia farsi cullare da lei. E allora non è giusto. Stavolta da parte sua però. E' un privilegio che non meritano. Un'attenzione di cui non sono degni. Per loro la notte dovrebbe davvero essere buia, e triste, e nera. Dovrebbe mettere paura e partorire il babau e l'uomo nero. A me, invece, piacerebbe che la notte non finisse mai. March 04 Il buongiorno si vede dal mattinoHo casualmente trovato i miei giudizi di prima elementare. Ero nico nico ma quando uno nasce genio è sengo che è predestinato:
I Quadrimestre:
Vivace, intelligente, aperto, ha appreso con facilità a leggere e a scrivere. Gli piace conversare ed assumere una posizione critica. Legge bene e comprende il significato. Ottima capacità di comprensione, di intuizione, di rielaborazione, di memorizzazione. Si esprime con maturità anche attraverso il linguaggio figurativo. Nell'educazione logico-matematica mostra sicurezza.
II Quadrimestre:
L'alunno ha raggiunto un ottimo grado di maturità e di preparazione in tutte le discipline scolastiche. Ha mostrato un interesse costante e molta buona volontà. Ottime le capacità intellettive e creative. Vivace e socievole si è inserito nella vita di gruppo senza incontrare difficoltà.
III Quadrimestre:
La sottoscritta insegnante, comunica che l'alunno Palazzo Salvatore da circa due mesi ha preso il suo posto ed adesso tiene le odierne lezioni alla classe che, mi duole dirlo, si dimostra parecchio più interessata rispetto al passato. A questo punto credo che tra non molto percepirà il mio stipendio e mi toccherà cercare un nuovo lavoro. Se siete interessati faccio sbarazzi, pulisco cantine e magazzini. Max serietà, no perditempo.
Sono genio. Fatevene una ragione.
February 27 PromessaPrometto che da oggi non romperò più i cazzi con il tennis.
Da oggi i cazzi con il tennis li rompo direttamente qua.
Game, set and match Salvo.
Ciè. February 25 Un sincero ringraziamento a Poste ItalianeVoglio sinceramente ringraziare Poste Italiane per aver messo al primo posto la mia sicurezza ed i miei interessi. Li ringrazio per questa mail:
"Caro Poste Italiane cliente ,
Eseguiamo attualmente la manutenzione regolare delle nostre misure di sicurezza. Il suo conto e stato scelto a caso per questa manutenzione, e lei sar adesso portato attraverso una serie di pagine di verifica di identita. Per eseguire la manutenzione regolare per favore scatto qui Proteggere la sicurezza del suo Primo conto bancario di Scambio e il nostro interesse primario, e chiediamo scusa per qualunque inconvenienza che questo puo causare
Per favore nota:
Se facciamo no riceve la verifica di conto appropriata entro 24 ore, poi presumeremo che questo conto e fraudolento e sara sospeso. Lo scopo di questa verifica assicurare che il suo conto non e stato fraudolentamente usato e combattere la frode dalla nostra comunita.".
Scienziati. February 23 Oggi alla radio ho sentito una cosa SCANDALOSA.Ho sentito che la cassazione ha deciso che in casi di stupri di massa, quello che fa il palo ma fisicamente non partecipa allo stupro, è da considerarsi colpevole in egual misura a quelli che hanno fisicamente stuprato la ragazza.
Cioè in pratica quello che fa il palo, è colpevole come quelli che stuprano la ragazza.
Dove sta lo scandalo?
Lo scandalo sta nel fatto che la cassazione lo ha deciso oggi.
Se la cassazione lo ha deciso oggi, devo supporre che fino a ieri non fosse reato.
Cioè, fino a ieri se un gruppo di 5 ragazzi stuprava una ragazza ed uno faceva il palo, i 5 ragazzi erano colpevoli, quello che faceva il palo no. Questo è lo scandalo.
Che ci siano arrivati dopo.
Bah. January 17 Il mio blog è differenteFacebook è in ascesa. Tutti ne parlano. Tutti lo vogliono. Tutti ce l'hanno. Chi non ce l'ha ha pensato almeno una volta di farselo. E probabilmente prima o poi se lo farà. Vado a commentare le foto. Vado a dare da mangiare al pet. Devo cambiare lo stato. Ho sette notifiche. Mi sono iscritto ad un gruppo. Devo partecipare ad un evento. E sempre li, appena ci sono cinque minuti liberi, via a controllare le notifiche, i messaggi e le foto. Sempre su Facebook. Solo su Facebook. Tralasciando tutto
il resto, chissà quanti forum, chissà quanti precedenti interessi.
Chissà quanti blog... I blog... Solo qualche mese fa, quando Facebook non era tra i siti preferiti di tutti gli utenti di internet il punto d'incontro erano proprio loro. Dislocati in giro per la rete, sempre pieni di informazioni, pieni di aneddoti, zeppi di commenti. Punto d'incontro e fonte d'interesse per tutti i nostri amici. Solo qualche mese fa... Facciamo un gioco, vi va?. Io vi do una definizione, voi dovete indovinare a che parola appartiene. Pronti? Via: "Rivalità, sentimento di invidia per qualcuno o qualcosa". Avete indovinato? Sì credo di sì, è abbastanza facile. E' la gelosia. Uno dei primi sentimenti che si sviluppa nell'essere umano. Si è sempre gelosi di qualcosa, o gelosi di qualcuno. Probabilmente la prima (e più innocente) forma di gelosia è quella che inconsciamente sviluppa un bambino. Un piccolo bambino che un bel giorno si trova costretto ad accettare l'arrivo di un fratellino o una sorellina e che vede improvvisamente tutte le attenzioni dei genitori, parenti e conoscenti "spostarsi" sul nuovo arrivato. Lui è sempre uguale. Carino e coccoloso era ieri, carino e coccoloso è adesso, ma nessuno sembra accorgersene più. Come era ieri non basta più, non è più nuovo, non è
più d'interesse. Adesso c'e' qualcosa di più interessante, di più nuovo, di più carino e coccoloso. E allora lui cerca di farsi vedere, di sgomitare, di farsi notare, di tornare ad essere interessante. E le prova tutte, cerca di inventarsi sempre qualcosa di nuovo, ma il più delle volte non basta e deve rassegnarsi. Ormai non è più una scoperta. D'ora in avanti non sarà più il fulcro di tutte le attenzioni. Perchè adesso c'e' il nuovo arrivato...
Adesso chiudete gli occhi. Pensate al vostro blog. Immaginate per un istante che non sia un ammasso di parole, foto e citazioni. Consideratelo qualcosa di più. Consideratelo un bambino. Che curavate, coccolavate e con cui passavate il vostro tempo libero.
Pensateci.... Ed adesso aprite gli occhi. Guardatevi intorno. Siete tanto diversi da quei genitori che mettono il fratellino al secondo posto? Da quei genitori che scaricano il primo amore in favore del "nuovo arrivato"? No. Siete uguali. Ora avete occhi solo per Facebook. Coccolate solo lui, giocate solo con lui, vi vantate solo di lui. Avete già dimenticato i momenti passati con il blog. Scommetto che non lo controllate nemmeno più. Non cercate nuovi commenti, non vi viene in mente di aggiornare il profilo, niente di niente. Non vi siete nemmeno accorti che si è fatto più bello per cercare di riconquistarvi. Che ha cambiato la visualizzazione delle foto, ha cambiato la grafica... Adesso c'e' Facebook. Solo Facebook e basta. Vada a quel paese il blog. Sappiate che non è giusto. Non è corretto nei suoi confronti. Siete bestie crudeli e senza cuore.
Ma arriverà il momento in cui metterete in secondo piano anche quel Facebook che adesso stringete forte forte prima di andare a dormire. Allora, forse, penserete alle mie parole e vi pentirete. Ma sarà troppo tardi, quel che è fatto sarà fatto ed i vostri peccati saranno già schedati e catalogati tra gli archivi degli inferi... A questo punto è quasi superfluo dire quello che sto per dirvi. Ma già che ci siamo vado fino in fondo. Sappiate, oh voi peccatori e genitori snaturati, che i vostri blog sono gelosi. Sono gelosi di Facebook. E la gelosia porta all'odio. L'odio porta alla violenza. E violenza sarà. E sarà una violenza inarrestabile ed incontrollabile. Siete su una barca che sta affondando miei cari, è troppo tardi per cercare scialuppe, non ce ne sono più.
Tra qualche attimo sarete risucchiati giù, giù, nell'abisso. E non vedrete più la luce. Non vedrete più nulla.
Solo una cosa potrebbe salvarvi, ma ormai per voi è troppo tardi. Solo una significativa presa di coscienza del vostro blog potrebbe sottrarvi all'inevitabile fine che vi attende. Se il vostro blog capisse che non vi siete dimenticati di lui ma lo avete semplicemente "elevato ad un livello superiore" allora forse potreste vivere. Se il vostroblog avvertisse la sensazione che il vostro apparente disinteresse è in realtà un'attesa allora forse potreste avere una speranza. Ma come dicevo, ormai per voi è troppo tardi. Siete già sott'acqua. Io vi guardo dall'alto della mia nave e vi osservo. Non tendetemi la mano, perchè io non vi aiuterò. Io non vi tirerò fuori dall'oblio nella quale avete deciso di sprofondare. Avreste dovuto pensarci prima.
Io sono al sicuro perchè il mio blog ha capito. Ha capito che il mio non è disinteresse. E' solo attesa del giusto argomento. Il mio blog è cresciuto, non è più luogo di stupidi sfoghi o insensati racconti. Il mio blog è adesso luogo di culto e riflessione. E sa benissimo che quando arriverà il momento ospiterà di nuovo, ancora una volta, il mio pensiero. E non sarà una ridicola filastrocca, o una stupida storiella. Sarà un pensiero sensato, articolato ed ordinato. Perchè lui è diventato adulto ed io lo tratterò come un adulto.Il mio blog lo ha capito in tempo. Il vostro no.
Il mio blog è differente. PS: L'autore non si considererà responsabile di qualunque atto vandalico scaturito dalla lettura dell'articolo soprastante. Inoltre si riserva il diritto di non tenere fede a quanto da lui sostenuto nelle ultime 6 righe dello stesso. July 08 Nadal re di Wimbledon.L'anno scorso dopo il dritto lungolinea di Federer sul 3-2 al quinto set che consegnava allo svizzero il break probabilmente decisivo per la partita mi sono detto: "Nadal ha perso l'occasione più grande di sempre. Non credo ce ne saranno altre". Ieri mi sono dovuto ricredere.
Perchè ho assistito alla partita più bella, emozionante e spettacolare che abbia mai visto. Nemmeno la finale di Roma vinta al quinto da Nadal dopo aver annullato due match point regge il confronto. Ieri è stata una cosa senza spiegazione. E' stata semplicemente una partita fuori dalla logica, giocata in un qualche spazio temporale non meglio identificato, vissuta da tutti nella più totale trance agonistica senza che nessuno riuscisse a capire cosa stava realmente accadendo, dove si trovasse e cosa stesse guardando. Una partita di calcio non ti rimane così dentro. Solo una partita di tennis può durare 4 ore e 50 minuti e tenerti teso come un filo di nylon per 7 ore e mezzo. A tutti quelli che mi dicono "il tennis ma comu un ti siddia, ma pi cortesia" non dico nulla perchè loro una cosa così non la potranno mai capire. La terza finale di Wimbledon consecutiva tra Federer e Nadal si presenta come un appuntamento con la storia comunque vada. Federer ha vinto le ultime 5 edizioni, vincerne sei consecutive sarebbe un record, significherebbe staccare Borg ed avvicinarsi ai 14 slam di Sampras. Nadal non ha mai vinto sui verdi prati dell'All England Club. Ci è andato sempre più vicino strappando un set due anni prima, due quello dopo ma inchinandosi sempre al re dell'erba. Nessuno dai tempi di Borg è mai riuscito a vincere consecutivamente Roland Garros e Wimbledon. Inoltre togliere a Federer la gioia del record vincendo in casa sua, dopo aver prepotentemente chiuso a chiave la propria (fresco è ancora il massacro di Parigi) non avrebbe prezzo. La pioggia è stata clemente per tutto la durata del torneo, ma sadicamente tornerà protagonista proprio al suo atto finale. Il match comincia con mezz'ora di ritardo ma anche quando si inizia si è consapevoli della possibilità che faccia sentire la sua presenza nel corso della giornata. Si parte. Federer ha perso il servizio solo una volta in tutto il torneo. Al terzo gioco bisogna già aggiornare la statistica. Risposta sulla riga di Nadal, lo svizzero non trova la palla col rovescio e il punteggio sorride già allo spagnolo. 2-1 e servizio. Rafa vuole scappare ma rischia di inciampare subito. Palla break per Federer. Annullata. Sarà un'ecatombe di palle break mancate per Federer alla fine della partita. Nadal tiene il servizio e sale 3-1. Si va avanti. La regola del servizio comincia a vigere, ma ormai a Federer non basta più. Deve toglierlo a Nadal. E Federer ci prova. Nel gioco più importante. Quello decisivo. 5-4 servizio Nadal. Federer gioca aggressivo, è il momento di osare. Si espone. Sbaglia. Sbanda. Set-Point Nadal. Il nastro vuole divertirsi. Da una mano a Federer. Parità. Federer si ricorda del rovescio in back. Palla break. E' l'occasione per riacciuffare lo spagnolo. Si fa ingolosire. Viene a rete ma sbaglia la volèè. Parità. Nadal è migliorato al servizio? Sì. Ace. Set-Point numero due. Federer non molla. Parità. Anzi no, di più. Palla break. Altra opportunità. Forse la tensione. Forse la paura. Forse il caso. Risposta sbagliata. Annullata anche questa. Nadal insiste sul punto debole di Federer. Martella sul rovescio e aspetta. Eccolo. L'errore. Set-Point numero 3. Stavolta è quello buono? Sì. Il rovescio tradisce ancora Federer che spara in rete l'ennesimo uncino mancino di Nadal. Federer non ha mai perso un set in tutto il torneo. Dopo 47 minuti bisogna aggiornare la statistica. Uno a zero Nadal. I fantasmi di Parigi cominciano ad aleggiare sul centrale di Wimbledon. Ma è ancora niente rispetto a quello che avverrà. Il cielo è sempre minaccioso, ma non attacca. Si gusta lo spettacolo anche lui. Secondo set. Federer è a casa sua, nel suo giardino. Vuole mettere la quinta e ribadire che qui comanda lui. Tiene il servizio. Brekka Nadal. Tiene il serivizio. 3-0 in un battibaleno. Nadal non molla mai. Tiene il servizio. 3-1. Federer non vuole saperne. 4-1. Nadal resta in scia. 4-2 ma ora come a Federer prima a Nadal non basta più. Bisogna comandare anche sul servizio avversario. E Nadal lavora da pugile. Ai fianchi. Sempre lì. Sul rovescio. Picchia e martella. Martella e picchia. Federer resiste ma perde colpi. Palla break. Federer na ha già mancate tante. Nadal ringrazia e non restituisce la cortesia. Il passante di rovescio lungolinea è imprendibile e il break di ritardo è cancellato. L'inerzia è dalla parte di Nadal che come un treno tenta di superare sullo slancio Fed-Express. Ma Fed-Express non è proprio una carretta. Non molla ancora. Palla del controbreak. Ancora la testa. Ancora il blocco psicologico forse. Ancora rete e palla break ancora annullata. Ormai siamo allo sbando per lo svizzero. Schiaffo al volo fuori. Nadal può acciuffarlo definitivamente. Lui non ha blocchi psicologici. Non si fa pregare. Servizio vincente e 4-4. Federer deve stare attento. Nadal si presenta in risposta come una tigre pronta a saltargli addosso. Se Federer gli fa vedere una goccia di sangue Nadal lo sbrana. La mano trema. La palla non passa. 0-15. La paura alimenta la fretta. La fretta è cattiva consigliera. 0-30. La tigre prende posizione, pronta a lanciarsi. 0-40. Balza sulle zampe e corre incontro alla preda. La preda la vede, ha un sussulto ma ormai è tardi. Break. Quarto game consecutivo e Nadal a un turno di servizio dal secondo set. I fantasmi di Parigi sono in buona compagnia adesso. Arrivano anche quelli di Amburgo e Montecarlo. Federer non riesce più a vincere un set contro Nadal. E non più solo sulla terra. Nadal al servizio. Federer fa muro. Respinge gli attacchi. Ma non tutti. 30 pari. Federer attacca in controtempo Nadal sul rovescio. Meraviglia di Rafa. Passante incrociato in back con palla che sibila il nastro. Federer guarda una forma tondeggiante giallastra ma non la riconosce immediatamente. Appena la palla tocca terra lo svizzero si schiarisce la mente ma è tardi. Nadal a un punto dal secondo set. Non basta ancora. Vantaggio annullato. Parità. Nadal picchia. Federer tradito anche dal dritto. Altro set-point. Lo schema è sempre quello. Colpire sul rovescio ed attendere. Eccolo lì di nuovo. Rovescio in rete. Due set a zero. Il re dell'erba vede il re della terra insidiargli il giardino di casa. Di più. E' già con la ruolette fuori dal portone. Pronto a mettere l'altalena, l'amaca, il barbecue e magari anche la piscina. Ma Federer può ancora sperare. C'e' ancora possibilità. C'è un terzo set da giocare. L'occasione arriva. 2-1 per lui. Serve Nadal. 15-40. Due palle break che hanno il logo della croce rossa marchiato in cima. Sono forse le ultime ambulanze in zona. O adesso o mai più. Mai più. Niente. Ancora una volta Federer non coglie la flebo che gli ridarebbe vita. Ma il fato vuole lotta. Vuole battaglia e vuole che lui si riprenda. Gliene offre altre due. Ancora un 15-40. Ancora due palle per staccare Nadal e ipotecare il terzo set. Incredibile. Federer spreca anche queste. Ancora parità. Sembra che Federer sia tanto bravo a guadagnarsi palle break quanto sciagurato a sciuparle. Gran dritto lungolinea. Ancora una palla break. Nadal prende la riga, Federer a mala pena la pallina. Annullata anche questa. Nadal ha già concesso troppo. Tiene il servizio, quasi non ci crede nemmeno lui. Nella testa di Federer la miriade di palle break inizia a pesare. Va al servizio sul 3-3 con la mente che è un pentolone colmo di pensieri. Anche troppi. Manca tranquillità. Scappa un punto, un altro, un altro ancora. 0-40. Tre palle break per Nadal. Non sono match point, ma gli somigliano tanto. La tigre Nadal è pronta a dare l'ultimo assalto alla preda. Spicca il balzo, la manca. Di nuovo, la manca ancora. Ci riprova. Mancata. Incredibile. Nadal ha sbagliato tre palle break consecutive. E' come se avesse fallito tre match point. San Servizio viene in aiuto di Federer che tiene il turno di battuta e resta attaccato. Miracolato. Si continua. La sensazione è che Federer sia sull'orlo del baratro. Una piccola spinta, un doppio fallo, un errore di rovescio potrebbe essere decisivo. Servirebbe un aiuto. Un aiuto di qualche tipo. Come la pioggia. Che arriva. Arriva e lava la mente di Federer. La pulisce. La sgombra. Al rientro è un'altra partita. Nadal tiene il servizio, Federer lo imita. Si va al Tie-Break. Nadal è a sette punti dalla storia, Federer è a sette punti dalla resurrezione. Per una volta la mente di Federer non crolla. Tie-Break perfetto. Quattro ace e due dritti vincenti. 7 punti a 5. Si va al quarto. E' quello che voleva la gente. Il tifo esplode estasiato dallo spettacolo offerto, incosapevole che è ancora nulla in confronto a quello che deve avvenire. Il quarto set è una lezione di tennis al mondo intero. Colpi vincenti straordinari, incredibili maratone di colpi e recuperi ai limiti del possibile. Il servizio comanda. Le palle break (finora numerose come le gocce d'acqua che son cadute dal cielo) diventano un'utopia e una memoria lontana. Si tiene il servizio. E basta. Fino al Tie-Break. Anzi, fino al TIE BREAK. Questo è il Tie-Break per eccellenza. Una sorta di Tie-Break perfetto che potrebbe fare da lezione a tutti i Tie-Break nella storia del tennis. Si parte. Nel segno di Federer. Punto spettacolare e minibreak. Federer ha due servizi per prendere subito l'allungo. Ma dall'altra parte c'e' Nadal. Con i denti strappa i due servizi. Un minibreak a favore. Va al servizio. Si. 3-1. Altro servizio. Altro punto. 4-1. Federer non può più sbagliare. Lo schema "servizio e dritto" paga ancora. 2-4. Altro servizio. Importantissimo. Forse troppo. Ancora un errore. Ancora di rovescio. Nadal è 5-2 con due servizi. Due minibreak di vantaggio. A due punti dal match. E' finita. Nadal vince Wimbledon al quarto set. Sarebbe così sul pianeta terra. Non è così in una dimensione parallela dove questo tie-break si gioca. Non entra la prima. Seconda di servizio. La palla incoccia il nastro, si alza in parabola e cade beffarda fuori dalla linea per questione di centimetri. Doppio fallo. Regalato un minibreak. Ce n'e' ancora uno. Ma dura un attimo. Il tempo di un servizio. Non c'e' più. Recuperato anche il secondo minibreak. 5-4 e due servizi Federer. Nadal a un punto dal matchpoint. Ma Federer comanda. Tiene i due turni. 6-5. Set point. Si può andare al quinto. No, non ci crede nessuno. Si può andare al quinto. Nadal tira fuori le unghie e difende il turno di battuta. 6-6. Ancora Rafa al servizio. Questo bisogna tenerlo. Federer resta invinghiato nella rete di scambi, vuole tirarsene fuori. Dritto a tutto braccio. Anomalo. Troppo. Fuori. 7-6. Match-point. Nadal è ad un punto dal trionfo. Dallo spodestare Federer a casa sua. Ma c'e' un particolare. Il match-point è su servizio svizzero. Nadal non ha il tempo di riflettere sull'importanza del punto che gli piomba addosso una saetta. La tocca appena ma non basta. Servizio vincente. 7-7. Federer a meno due dal set. Nadal a meno due dal titolo. Il servizio di Federer fa male, Nadal lo tiene ma apre allo svizzero il campo per il dritto. Stoccato. E' un missile all'incrocio delle righe. Viaggia e si avvia a sfondare il telone dietro il campo. Ma qualcosa prende forma dietro la pallina. Una forma non meglio identificata arriva come un treno e impatta con il missile di Federer. E' la racchetta di Nadal. La palla sterza. Vola, viaggia in lungolinea. Federer vede un sasso giallo piombargli contro a velocità indicibile. Si allunga. Ci mette la racchetta ma non basta. Il passante è da urlo. Il punto è fantastico. Per importanza, efficenza, spettacolarità e coefficente di difficoltà. Match-point. E' il secondo. Ma di fatto è il primo. Perchè questo si gioca sul servizio di Nadal. E' la fine. Nadal non perderebbe questo punto nemmeno sul ghiaccio. La scelta dello schema è da un milione di dollari. Si va sul sicuro. Servizio slice esterno e dritto sul rovescio. Non ha mai tradito. Beffardo. Tradisce proprio quando non dovrebbe. Federer chiude gli occhi e colpisce. Il silenzio ascolta il sibilio della palla nell'aria. Nadal la fissa, Federer la fissa. Supera la rete. Rientra. Cade. All'interno del campo. E' buona. Il passante lungolinea di rovescio viene in soccorso di Federer. Proprio il colpo che lo ha tradito mille volte, adesso lo tira fuori dal fondo del pozzo. Da romanzo. Da thriller. Cinematografico. Meriterebbe un oscar. Siamo alla follia. 8-8. Due match point annullati. C'e' ancora un servizio Nadal. L'apoteosi dell'assurdo sarebbe un minibreak adesso. Assurdo? Eccoci. Minibreak. Federer serve per il set. Il servizio non è impeccabile, la risposta di Nadal lo è ancora meno. Atterra dove non c'e' più campo. La follia è al culmine. Siamo al quinto. Da non credere. Roba da far annullare gli appuntamenti per la sera, magari. Stasera non esco. C'è uno spettacolo in TV. Si ricomincia. Non il quinto set. Si ricomincia da zero. Si riparte. I quattro set precedenti non esistono. Non si sono mai giocati. Quattro set? Dove? Chi li ha visti? La partita inizia adesso. Quello che è successo prima era riscaldamento. Ammesso che due marziani necessitino di riscaldamento. Tutto pronto. Inizia la Finale. Non ci sono più solo le braccia. C'e' il cuore. C'e' la testa. C'e' la voglia di non mollare. La voglia di uscire vincenti da un evento che non verrà mai più dimenticato. Non è più solo Wimbledon. E' la storia. C'è in palio il torneo più importante del mondo nella partita più bella del mondo. Non conta niente. Solo mandare la palla di la. A qualsiasi costo. In qualsiasi condizione. Anche di luce. A Wimbledon non c'e' illuminazione artificiale. La giornata è cupa. L'ora è tarda. Sono le venti. La visibilità scarseggia. Un applauso divertitito sottolinea la singolare richesta degli organizzatori di non utilizzare i flash fotografici. C'e' buio. I flash creano problemi di visibilità. Surreale. Non c'e' luce, ma si gioca lo stesso in paradiso. Sembra tutto perfetto a questo punto. Surreale dicevamo. Surreale ripetiamo. Altra beffa. Piove. Da non credere. Piove ancora. Entrano i teloni, escono i giocatori. Surreale. A questo punto sembra impossibile riprendere. La Finale Magnifica verrà interrotta e giocata domani. Interrotta? Una partita come questa interrotta? Un sacrilegio simile non starebbe nè in cielo nè in terra. Lassù qualcuno ama il tennis e non vuole privarsi dello spettacolo. Trova la perdita. Chiude il rubinetto. La pioggia cessa. Si torna in campo. La luce manca. Ma solo quella e francamente, se ne può fare anche a meno. Il gioco viene illuminato da Federer e Nadal. Non servono illuminazioni artificiali, ci sono quelle cristalline, pure e sopraffine di due straordinari artisti della racchetta. Come un bicchiere colmo d'acqua. Da bere tutto d'un fiato. La Finale ha il suo sprint decisivo. Non si ferma più. E' una macchina da corsa sparata in pista senza freni. Fate largo, o verrete travolti. Parlavamo di acqua, occhio a non far confusione: l'acqua è acqua, la classe non è acqua e Federer lo ricorda mettendo due ace al rientro dagli spogliatoi. Nadal deve reggere mentalmente mille pensieri. I match-point falliti, i minibreak divorati, lo 0-40 nel terzo set, le interruzioni, il record, la vittoria nel regno del rivale, la finale persa l'anno prima mancando 4 palle break al quinto set... Non è giusto perdere oggi. Non è così che deve andare. Non è il momento di gettarsi per terra esausti. Non ancora. Si lotta. Si combatte. Il dritto mancino regna sovrano sul centrale di Wimbledon, il rovescio di Federer cerca di resistere ma comincia a perdere consistenza. Una volta è più corto, una volta è quasi s-centrato ma non sempre la lucidità assiste i bicipiti del maiorchino. La stanchezza ormai è protagonista. Chi presterà meno attenzione ai suoi richiami e riuscirà a vedere oltre le gocce di sudore probabilmente uscirà dal campo con qualcosa in più della fierezza di aver partecipato allo show. Questo è ancora il regno di Federer. Da cinque anni, e lo svizzero se ne ricorda. Nadal mette uno slice che rimbalza troppo, troppo alto. Federer carica il bazooka e lascia partire un bolide che se Nadal non riesce a rimandare di la, allora chiunque altro non avrebbe nemmeno toccato. E' la luna che illumina il giorno, il sole che splende nella notte. E' la massima espressione dell'assurdo. Federer ha una palla break che di break ha solo il nome. E' un match point. Ma non solo. E' un "resurrection-point" la palla che se trasformata potrebbe dare il via alla rimonta più assurda e clamorosa mai vista. La palla che ucciderebbe Nadal e farebbe rinascere Federer che si sta tirando fuori da una situazione che la realtà non prevede nemmeno. Nadal va al servizio consapevole che Federer non rimanderà indietro solo una palla, ma anche una quantità di spilli direttamente proporzionali alla successione dei colpi. Allungare lo scambio vorrebbe dire dover fronteggiare tanti spilli da impazzire, con il rischio che qualcuno si conficchi nel braccio ed impedisca alla racchetta di fare il suo dovere. In quel momento a Wimbledon qualunque cosa fosse accaduta, nessuno avrebbe tolto gli occhi dal rettangolo di gioco. Questo è sicuro. Nadal passa in rassegna le palle consegnategli dal raccattapalle. Ne scarta una. Ne mette in tasca un'altra. Sceglie quella buona. Se le palline da tennis potessero parlare sarebbe stato interessante sentire le impressioni di quella che poteva essere la palla più importante degli ultimi 20 anni di tennis. E' tempo. Servizio potente. Federer tiene e rimanda di la i primi spilli. Nadal schiva e colpisce senza pensare. Il dritto lungolinea sembra definitivo, ma Federer ci arriva. Campanile. La palla rimblaza alta al di qua della rete. Smash a rimblazo comodissimo. Comodissimo? In un primo turno forse. Sul 15 pari forse. Non al centro dell'uragano di certo. Nadal trattiene il fiato e colpisce. La palla non si vede. E' forse fuori dallo stadio. Poco importa perchè prima di uscire ha toccato il suolo. Palla break annullata. Dritto in contropiede. Pericolo scampato. Nadal tiene il servizio e rimanda al mittente gli assalti al titolo. Federer persevera. Tiene il servizio. Fa il suo. Ora sono problemi di Nadal. Sarebbero. Nadal non si fa problemi. Ace di seconda? Ace di seconda, in effetti mancava all'appello. Ah ma c'e' Federer di là. Ops. Attimo di disattenzione. Di la c'e' il campione di Wimbledon. Venderà carissima la pelle. Sempre che sia realmente disposto a venderla. A dir la verità ci sta ripensando. 30-30. Roger Federer è a due punti dal titolo. Non avrebbe mai pensato di trovarsi a due punti dal titolo e desiderali così tanto. Forse l'abitudine alla vittoria qui gli aveva un pò tolto il gusto. Non si ricordava cosa si provava. Ora lo ricorda e cascasse il mondo vuole alzare il trofeo. Ma abbiamo l'abitudine di dimenticare gli avversari qui, eh? Dall'altra parte c'e' Nadal. Sa perfettamente cosa sia la fame di vittoria, non è mai sazio, anche peggio di Federer. Servizio e dritto. Roger, a te l'ono(e?)re. I nervi. Servono i nervi. Lasciate perdere le racchette, sono inutili. Giocate con la testa, pensate, riflettete, calcolate, anticipate le mosse dell'avversario e forse sopravviverete. E forse soccomberete. Roger come stai a volèè bassa? Potrebbe andar meglio... 15-30. E il rovescio in slice? Sì, quello meglio. Ma prima di provarlo non era il caso di chiedere a Nadal come stesse di dritto lungolinea? Troppo tardi. Guardate lì, vedete Nadal? No? Non lì, laggiù... Si avventa e colpisce. E' buona. 15-40. Non è un campanello d'allarme. E' un plotone d'esecuzione, pronto a premere il grilletto al primo errore. Federer ha decine di fucili puntati contro, non può concedere più nulla o sarà vittima del plotone pagato dallo spagnolo che attende solo di poterlo riempire di piombo e lasciarlo al suolo. No. Il plotone d'esecuzione non è gradito al numero uno del mondo. Ace. Servizio e dritto. Altri due punti. Servizio tenuto. Due break/match-point annullati. Il numero uno del mondo si tiene stretto il suo regno, con le unghie, i denti e tutto ciò che trova intorno a se, rovescio compreso e al diavolo lo schema dritto contro rovescio. Nadal va al servizio ma il plotone è al soldo suo e non lo minaccia più di tanto. E si torna da Re Roger che dimentica la minaccia armata di fucili. Basta concedere due punti però, per vedere nuovamente il comandante guidare la compagnia ed ordinare di prendere posizione. Basta questo. Due punti consecutivi. 30-30. Ma Nadal vuole dare la stretta finale. Costringe Federer ai vantaggi. C'è un errore di rovescio. No, stavolta no non è di Federer. In un certo senso il rovescio si è ancora alleato con lo svizzero, stavolta tenendo fermo il braccio di Nadal. Federer tiene il servizio ma i nervi cominciano a cedere. Le interruzioni si fanno sentire, la tensione sembra la nebbia delle notti infestate dei film horror, altro che coltello, qui ci vorrebbe la motosega per tagliarla e forse riuscirebbe solo a scalfirla. Nadal va a servire, cede il primo quindici, si porta 40-15, subisce una palla corta con nastro maligno e poi deve fronteggiare un nuovo episodio di "ai confini della realtà". Il dritto mancino cerca ancora il rovescio di Federer che gli offre un comodissimo smash. C'e' solo da fare un buco per terra e lanciare la palla nell'iperspazio ma Federer ci mette la racchetta quasi a scherzare cercando di colpire una palla che in un mondo normale non sarebbe stata alla portata nemmeno di un campione di salto in alto. La realtà però ha abbandonato il centrale con l'arrivo della prima pioggia e allora il recupero di Federer rimane clamorosamente in campo sulla linea di fondo. Nadal gioca un altro smash, Federer "chiede" di continuare lo scambio ma Nadal risponde "no, grazie" con un dritto che Federer immagina, ma in realtà non vede proprio. Si avverte che ci siamo. I punti si fanno più sentiti, quasi ad avvertire nell'aria un qualche sinistro segnale. Sinistro per alcuni, ovvio, decisamente meno mancino per altri (ogni riferimento a Nadal è puramente casuale, ma infondo ormai di casuale non c'e' più nulla a Wimbledon). Si cambia ancora. Federer prende una palla che pesa un quintale e non riesce a mandarla aldiqua della rete. 0-15. Occhio, il plotone si alza. Il peso della palla non diminuisce. 0-30. Il plotone marcia. Federer gli fa cenno che non c'e' fretta. 15-30. Nadal inventa una cosa che non esiste. Inventa un rovescio in cross da fondo campo che taglia in due campo, rete e una decina di moscerini incontrati durante il cammino. 15-40. Il plotone punta i fucili ed aspetta solo l'ordine del capitano. Federer ha gli occhi tremolanti. Ha ancora qualche cartuccia. Spara un ace per guadagnare metri, i fucili si allontanano un pò ma sono sempre carichi. Scatto di rabbia. Li spinge ancora più in la. Parità. Si distrae, abbassa la guardia e il plotone in un attimo gli è di nuovo addosso. Palla break. Federer è osso duro. Ace. Parità. Andate via. Ma il plotone non vuole saperne e si piazza ancora a distanza poco sicura. Federer cerca di sferrare l'allontanamento decisivo ma quando si accorge di aver mandato lungo il dritto d'attacco il capitano ha già dato l'ordine: "Fuoco!", "Out!", BREAK!!! L'esecuzione ha luogo e Federer crolla al suolo, non morto ma decisamente in condizioni poco felici. Il tempo è relativo? Forse si. Il cambio campo dura un secondo per Federer, una vita per Nadal che va a servire per dare il colpo del K.O. al rivale di sempre. Per provare a dare l'ennesimo colpo ad un avversario che proprio non vuole mollare. Federer si trova davanti non solo Nadal, ma Parigi, Montecarlo, Roma, Amburgo, Dubai, Doha tutti schierati contro di lui. Ognuno porta brutti ricordi ma da lì a poco, il ricordo peggiore sarà proprio il suo rifugio più dolce. Si parte da 0-15, Roger vorrebbe tanto che quello fosse un tie-break per poter sfruttare il minibreak di vantaggio, ma non è cosi purtroppo, per lui. Nadal è perfido. Apre gli occhi a Federer, si proclama come nuovo re dell'erba facendo quello che in tutta la partita non aveva fatto mai, quello che si fa "solo" sull'erba. Serve and volley. 15-15. Altra volèè. 30-15. Federer ci prova ancora. 30-30. Nadal vuole chiudere. 40-30. Terzo match-point. Secondo sul suo servizio. Le magie sembravano essere finite per oggi, invece una era ancora da esibire. Ci pensa Federer. Servizio esterno di Nadal e risposta di rovescio da marziano - extraterrestre - signoreassolutodeltennis di Federer che costringe Nadal quasi a carponi a rincorrere la palla come un cagnolino rincorrerebbe un biscotto. Un colpo da maestro. Ma siamo a Luglio. La scuola è finita. I maestri sono in vacanza. E Federer deve farsene una ragione. Servizio vincente. Quarto match-point. Servizio al corpo, risposta di dritto, rovescio di Nadal... Federer avanza, avesse un muro davanti probabilmente lo schianterebbe con il solo sguardo, ma davanti non ha un muro. Ha qualcosa di molto più basso ma infinitamente più difficile da superare. Ha davanti la rete. La palla finisce in gol. Finisce in rete. Il tennis in fondo è tutto un altro sport anche perchè chi segna... perde. Nadal non si vede più. Dov'e'? Si vede solo qualcosa per terra che piange. Che si rotola incredula. E che si alza a stringere in un sincero abbraccio quello che probabilmente è il tennista più forte di sempre ma che per l'ennesima volta si è imbattuto nell'avversario più terribile di sempre. Il numero 2 più numero 1 della storia del tennis abbraccia il numero 1 più numero 1 della storia del tennis. E adesso i flash possono finalmente esibirsi. E meno male, perchè è il solo modo per vedere Nadal che sale in tribuna scavalcando improbabili tetti a ricevere l'abbraccio di tutta la sua famiglia, sotto lo sguardo di ghiaccio di Mirka e di tutto il clan Federiano (papà Federer e una Gwen Stefani "checaspiocifacevali" compresi). E' grazie ai flash che vediamo Nadal correre per il campo con gli occhi colmi di lacrime e la bandiera spagnola al collo. E' grazie ai flash che assistiamo alla premiazione in un suggestivo Wimbledon mai così buio. E' grazie ai flash che vediamo Federer ricevere stavolta soltanto il vassoio e non la coppa. E' grazie ai flash che vediamo la coppa che l'anno scorso aveva fatto piangere Nadal adesso nelle mani dello spagnolo che ancora una volta, ma in circostanze ben diverse ha pianto per quel grosso bicchiere. E' grazie a Nadal e Federer che abbiamo visto uno spettacolo che sinceramente non saprei descrivervi meglio di così. Nadal vince il torneo di Wimbledon 2008, battendo in finale il 5 volte campione e numero uno del mondo Roger Federer col punteggio di 6-4 / 6-4 / 6-7 (5) / 6-7 (8) / 9-7. E così se ne va anche questa edizione di Wimbledon, accompagnata dalla mia grande speranza di poterci essere la prossima volta, e dal mio piccolo rammarico di non esserci stato questa, volta.
- Rafael Nadal con il trofeo.
- Roger Federer sconsolato durante la premiazione.
- Le incredibili condizioni di visibilità al termine del match e durante la premiazione.
- Il momento del trionfo.
--- A tutti quelli che mi dicono "il tennis ma comu un ti siddia, ma pi cortesia" non dico nulla perchè loro una cosa così non la potranno mai capire. --- July 03 Cioè, sto scrivendo sul blog quindi rendetevi conto di quanto mi siddia a travagghiari và...Intro: "L'ultima volta che ho scritto sul blog portavo ancora le cose con le maniche lunghe. Ora ci manca picca e dd'à casa scinnu chi mutanni."
Giovedì 3 Luglio 2008, data importante perchè segna il mio ritorno da scrittore sul mio blog. Probabilmente nessuno sentiva la mia mancanza, in effetti nemmeno io sentivo la mancanza di un nuovo intervento, ma non avete idea del caldo che c'e' qua in ufficio (dice:"vabbè, hai l'aria confezionata"; dico:"vabbè, però haiu u condizionatore perpendicolare ò chicchiriddu, curnutu io siddu mi s'arrifrisca un pilu rù vrazzu, pari ca travagghiassi nna cocchi oasi ru Sahara") e quindi di conseguenza al momento pur di far passare il tempo non pensando a tutti quelli che sono a mare mi virissi puru "Via Col Vento" (almeno vintuliassi).
Ma comunque. Chiè, chi si rici.
Ci iti a Barcellona? Io se.
Ci istivu a mari? Io se.
V'abbruciastivu comu tanti feddi i carni? Io se.
Aspittati ogni sira tri uri pi pigghiari l'autobus? Io no, n'aspiattu quattru.
"E' una vergogna carissimo amico...", "Basta!".
Vi dicevo di Barcellona. Alla fine ce l'abbiamo fatta. E' bene sottolineare comunque che Piero e Adriano per tutta la durata del "periodo organizzativo" hanno esposto fuori dal balcone di casa loro lo striscione "io minni sbattu i palli". La fantomatica ed ipotetica Costanza avrà esposto qualche altro striscione nella sua tenuta di Messina o di Napoli (ancora non ho capito unni sta) ma non saprei dirvi molto al riguardo. Alla fine io, Manu e Giulì (che comunque non si è fatta mancare lo striscione a casa sua "l'importante è cca mi futtu i ririri poi si viri") qualche cosa l'abbiamo accucchiata e abbiamo prenotato l'appartamento che dalle foto pare sapurito, dal prezzo pure, e dalla zona pure (specie se l'ipotesi di Manu su tutto il palazzo risultasse corretta). In pratica appena atterriamo all'aeroporto dobbiamo telefonare ad un certo Matias (si c'era Giampaolo diceva ca si chiamava Rrrrrrraul e comunque me lo dirà sicuro anche dopo avere letto) che è si parri cu iddu tipo la guida, quello che ci deve dare le chiavi eccetera. Ora, siccome la speranza di tutti noi è quella che a Las Palmas Adriano un si fici sulu fari pumpina rì spagnuali, oppure mentre se li faceva fare quelle c'inzignavanu u spagnualu, oppuru un s'a' minò sulu pinzannu a bergamasca (evitate le battute sulle spagnolette per cortesia, non siamo al cabaret e le volgarità non sono ben viste in questo spazio) noi appena arriviamo ci mittemu u telefonino nte manu a iddu e ci riciamu "olllè, un ci sucari a minchia e chiama a stu frocio, olllè". Mi hanno pure spiegato come dobbiamo arrivare dall'aeroporto fino all'appartamento, ma noi sinceramente un sapemu ancora mancu comu arrivari rì Palermo a Trapani faciti vuatri...
Per il resto l'estate scorre via al solito. Trenta passeggeri su trantadue la mattina sul 625 vanno a mare (io e un vecchio che ogni mattina scamina picchì forsi spera ca ci veni na botta ntiasta siamo le eccezioni) me suaru è chiu facili ca accumincia a guidare un carriattu chi cavaddi che la macchina e quindi va lassala o travagghiu e bbà pigghiala ò travagghiu rulez, i parcheggi qui in zona ufficio vanno sempre più aumentando, mentre i marocchini posteggiatori di conseguenza vanno diminuendo, me matri un ghiuarnu se e un ghiuarnu no voli accattatu u gratta e vinci (ma solo perchè quel giorno s'accatta idda) e solite cose.
- Solidarietà per Marco che causa forza maggiore non può più venire a Barcellona.
- Vafantoculu sentito allo stesso Marco che l'altra volta su MSN mi fa "ma chè, non si esce più?". Ci rissi "Marco un ci sucari u brom brom ca tu nn'hai sempri una pi stari a casa o pi nesciri cu chiddu cu mantello, cocchi buata v'incuaccia Joker e bbi rumpi u culu."
- Solidarietà a Giampaolo che causa "so suaru ca un s'a' fira a teniri i ammi chiusi" non viene a Barcellona.
- Vafanculu sentito allo stesso Giampaolo perchè tanto non ci crede nessuno che non viene per questo.
- Auguri a Mirko che ha cambiato casa (perchè noi ci interessiamo di lui).
- Auguri, solidarietà, ricchi premi e cotonfiocch a tutti quelli che hanno esami in questo periodo (in ordine alfabetico: Adriana, Chiara, Elisa, Giampaolo, Manu, Mària, Rosy e non so chi altro).
- Auguri a Manu ca s'accattò u portatile.
- Buon divertimento ad Ilaria con il simpatico capo al lavoro e solidarietà verso di lei per la mancanza di ferie.
- Va scassacci a minchia a Giacchino che non risponde su MSN.
- Complimenti ad Angelo che gli è riuscito ad impaccare l'Ipod a cocchi cretinu.
- "Cerca i carmariti ca un semu tutti militari" a Massimo che ogni volta che mi contatta su MSN c'e' di spenniri picciuli.
- "Va travagghia" ad Alessandra cà comu un ci siddia a stari tutta a irnata a casa non lo so proprio.
- "Va travagghia" a Diego ca comu ci siddi a stari tutta a irnata a casa non lo so proprio.
- "Va travagghia" a mia ca comu un m'a' siddiatu a scriviri stu intervento non lo so proprio.
Outro: "Vabbè, tu hai ù ciriviaddu a lamiara e io già minn' ivu".
Ciè... April 03 Stamattina dovevo essere proprio morto di sonno...Stamattina verso le sei e dieci mi sveglio senza l'ausilio della sveglia, lo sapete vi capita che vi svegliate a cazzo di cane. Mi sveglio, allungo la mano sul tavolo e prendo il telefonino. Lo accendo. Inserire il codice PIN. Lo inserisco e premo OK. CODICE NON VALIDO. Ma che è coglione? Glielo metto di nuovo. CODICE NON VALIDO. Ora m'a' sucasti. Lo metto la terza volta perchè tanto è sempre quello da due anni. CODICE NON VALIDO, INSERIRE CODICE PUK. Kiii? Ma comu minkia si mbriacu? Codice non valido che cosa? Che è due anni che è sempre... Minkia... Vabbè, buonanotte...
Avevo inserito non una, non due, ma tre volte sapete cosa? La password di Yahoo... Ora dico io, va bene che avevo sonno e che magari uno in mezzo a tanti codici si confonde. Ma come buttanissima r'a' miseria si può inserire al posto del PIN la password di Yahoo che è composta da lettere? Cioè, avrei dovuto premere più volte un numero per una sola lettera, e quindi già tipo alla seconda lettera non avevo più spazio, no? Cioè, me ne sarei dovuto accorgere. E invece no, andavo tranquillo per la mia strada e ogni volta ricominciavo da capo e lo scrivevo di nuovo... Boh. Siccome non poevo stare tutta la mattinata senza telefonino, curnutu io buttana r'unfiarnu alle 6.15 e dico alle 6.15 invece i ruarmiri comu i cristiani normali io mi susivu, m'addumavu u computer, addumavu u router, aspittavu ca si sistimò, sono andato sul sito del 190, mi sono preso il PUK, gliel'ho messo e ho inserito di nuovo il PIN. Poi erano già le 6 e mezza e in pratica mi dovevo alzare. Staminchia, astutavu tutti cuasi e mi ivu a curcari arriari. Mi susivu all'ottu e binti e cu s'a' bistu s'a' bistu. Eranu cumminti ca pi un codice PIN sbagliatu io un avia a duarmiri chiù. No no ma gli credo...
PS: Questa è tutta colpa dei figghiarrusa i SKY che ieri sera mi hanno fatto finire Nadal - Blake alle 3 di notte, e io aveva l'occhi tanti. Vabbè che ho fatto pure na mezza minchiata io con MySky , ma questa è un'altra storia. Così come è un'altra storia che Nadal ha vinto 3-6, 6-3, 6-1 e che ora c'e' Berdych che ci suca sempre la minchia. Così come è un'altra storia che stasera avissimu a ghiucari a tennis. Così come è un'altra storia che il Palermo si un si metti a testa o puastu l'annu prossimo juaca cu Crotone. Così come è un'altra storia che Giampaolo ultimamente su PES "ora va sucaccilla a Nesta" un mu rici chiù.
Ciè... March 13 Bambino fango o bambino amico vero?Poco fa sono uscito a pranzo e mentre camminavo mi sono passati accanto due bambini di tipo nove, dieci anni. Un bambino (che per comodità chiameremo "bambino A") diceva all'altro bambino (che per comodità chiameremo "l'altro bambino"): "due pacchi me li prendo io, e mezzo pacco ce lo dividiamo...".
Ora: io non so di cosa parlavano, ma a meno che non parlassero di droga e il bambino A si stava offrendo ammirevolmente di tirare fuori l'altro bambino dal tunnel assumendo la grandissima parte della dose giornaliera tutto da solo, devo dire che bambino A dovunque tu sia, si un fangu. Cioè, và. Almeno il mezzo pacco lassaccillu sanu, no ca tu sparti puru... February 14 Piccola storia in occasione di San ValentinoAnche se comunque con San Valentino non c'entra niente.
E' la notte di Natale a Vienna. Fuori da una chiesa, seduto sulle scale, avvolto di stracci ed in preda ad un freddo gelido e cumuli di neve che gi cadono dolcemente addosso sta seduto un piccolo bimbo di 7 anni cieco, povero e tutto solo. Non ha niente al mondo, ma sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. Non ha genitori, parenti, amici, nessuno che lo accudisca, è tutto solo, mangia molto di rado, quando lo fa scarta tra sacchi di spazzatura ed avanzi di cibo in strada destinato a cani e gatti solo le poche cose che riesce ad afferrare e tenere nelle sue piccole mani. Fuori dalla chiesa ascolta il rumore della gente passare, immagina come sia il mondo che lui non ha mai visto, che vorrebbe tanto vedere, ma comunque sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. La sua unica compagna è una piccola fisarmonica malandata che suona ogni notte fino a quando non ha più la forza ed allora si accascia in un angolino delle scale e dorme sperando in cuor suo che il giorno dopo sia un giorno migliore, ma consapevole del fatto che invece non cambierà niente. Prima di addormentarsi ogni notte riesce comunque a fare un sorriso perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. Suonare la fisarmonica lo aiuta a far passare il tempo che sembra non passare mai quando il freddo gelido dell'inverno ti avvolge la faccia ed hai solo stracci che coprono il tuo corpo, lo aiuta a comunicare col mondo esterno quando i passanti non lo degnano nemmeno di uno sguardo e lui anche se non ci vede, lo sente, e ne soffre, ma comunque sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. Ed eccolo lì, quindi, suonare la sua fisarmonica mentre dentro la grande chiesa si celebra la Santa Messa di Natale alla quale assistono tutti i ricchi signori, le ricche signore, nobili, principi e baroni. Il fiato gli viene meno e dalla fisarmonica non esce che un leggero fischio sovrastato da quello del vento, assai più forte ed assai più prepotente. Ed arriva la mezzanotte, la messa finisce*, ed i ricchi signori cominciano a venir fuori con le loro pellicce, i loro cappotti, i loro cappelli, i loro guanti, le loro sciarpe. Passano tutti senza degnare di un singolo sguardo il piccolo bimbo che sempre più infreddolito continua a soffiare senpre più piano nella sua piccola fisarmonica, ma che nonostante tutto sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. Un ricco signore si accorge di lui. Sott'occhio lo vede, e si ferma. Lo osserva da lontano e lentamente si avvicina. Lo fissa negli occhi e capisce che il bimbo è cieco. Lo fissa per qualche secondo e capisce anche che il bambino non si è accorto della sua presenza. Sorride compiaciuto, e con il suo bastone di legno lavorato da un colpo alla fisarmonica del piccolo che vola via dalle sue piccole e fredde mani. Il bambino resta per un secondo come sorpreso, poi a carponi scende giù dalle scale e cerca con le sue piccole dita nude in mezzo alla neve per ritrovare la sua compagna. Il ricco signore si avvicina alla fisarmonica, la sposta con un calcio ed al suo posto mette una lametta da barba. Il piccolo continua a cercare in mezzo alla neve, il freddo gli ha ormai gelato le falangi, non ha più sensibilità nelle dita ma sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. Alla fine trova qualcosa, la impugna ed a carponi lentamente tirando su col naso risale le scale della chiesa. Si accovaccia cercando di tirare ancora più a se i pochi stracci che gli coprono il corpo, mette in bocca la lametta da barba, riprende a suonare e sorride perchè in fondo la vita gli ha dato tanto. E mentre suona il suo sorriso si allarga sempre di più... Sempre di più...
*= Lo so che la messa di Natale non finisce mai a mezzanotte ma sticazzi.
PS: Questa storia non l'ho inventata io, l'ho presa (anche se un pò rivista e corretta) dal Dylan Dog "L'uomo che visse due volte". Ve lo dico accussì si b'affezzionastivu a stu picciriddu ci iti a rumpiri a cachiara a Tiziano Sclavi e un ba pigghiati cu mia.
Buon San Valentino.
Ciè... January 31 Intervento dinamicoPerchè "dinamico"? Perchè per una volta non è un intervento atto a raccontarvi qualcosa, ma è un intervento atto a raccogliere le vostre opinioni in merito ad una cosa. L'avrete sentita mille volte e non c'e' una risposta fissa. Non c'e' una risposta esatta e non c'e' una risposta sbagliata perchè queste cose lo sanno tutti vanno completamente a cazzo di cane senza alcuna apparente logica ma comunque giusto per curiosità per sapere cosa ne pensate io vi chiedo:
secondo voi la "coppia perfetta" è composta da due persone che hanno gli stessi gusti, lo stesso modo di vedere le cose ed in generale sono uguali, oppure confermate che "gli opposti si attraggono" e uno può trovare affascianti le diversità dell'altro?
Non ci sucate la minkia che vi ho fatto un'intervento che potete commentare tutti, quindi il primo che legge e non espone il suo punto di vista ce l'ha piccolo. January 28 Weekend a LondraE allora documentiamo qualcosa di 'sta Londra.
Intanto faccio subito una premessa piccola piccola, ma grande grande, e cioè che Londra è troppo bella e punto ed accapo. Eravamo partiti con alcuni dubbi, primo tra tutti l'effettiva esistenza dell'Ostello (Acacia Hostel per la precisione) visto che il sito Internet che avevano era "aggiornatissimo" al 2005, e visto che non rispondevano a nessuno dei due indirizzi E-mail. Altro grosso dubbio era che tempo avremmo trovato lì, o meglio, quanto freddo ci sarebbe stato e di conseguenza quante sciarpe, stufe e maglioncini vari avremmo dovuto portare. Poi c'era la paranoia di non riempire troppo gli zaini visto che avevamo un solo bagaglio a mano a testa, che non doveva superare i dieci chili, che volevamo lasciarlo non troppo pieno in modo da avere spazio per eventuali souvenir e cazzi e mazzi e ramurazzi. Alla fine i dubbi si sono andati via via sciogliendo e tutto è andato bene. A cominciare dal viaggio di andata, che tanto gli ho gufato prima "tanto poi cadiamo, tanto poi cadiamo" che c'erano vuoti d'aria di tipo 5 secondi, l'ala (a proposito 6 volte ho preso l'aereo nella mia vita, 6 volte sono stato piazzato perfettamente accanto all'ala) tremava ed "annarbuliava" come una pazza ed ad un certo punto uno dietro di me mi ricordo che fa "sta precipitando...". Belli cuasi. Intanto accanto a noi c'era una signora inglese che se avesse potuto ci avrebbe certamente lanciati giù dall'aereo perchè mischinazza non c'era verso di leggere tranquilla il suo libro, visto che nel momento più silenzioso del nostro viaggio cantavamo "Bumbularu"... Comunque alla fine (dopo 3 ore di volo, che non sembra ma sono pesanti, specie quando causa tutte ste turbolenze non ti fanno nemmeno alzare) atterriamo finalmente a Stansted aeroporto "leggermente" fuori Londra (in confronto andare da Palermo a Punta Raisi è tipo andare dal tabacchino). Appena fuori dall'aereo non sapevamo dove cazzo erano i pullman che ci avrebbero portati in centro e dopo aver chieso a qualcuno ci indirizzano verso la zona giusta, dove incontriamo anche la prima delle 1500 persone italiane che abbiamo incontrato in 3 giorni. Era una specie di inserviente, una di quelle che ti dice dove devi andare per prendere il pullman va. Gli abbiamo chiesto alcune cose ad alla fine siamo saliti pagando mi pare 8 pound (curnuti). Il tragitto è stato abbastanza lungo anche se mi è sembrato ovviamente più lungo al ritorno, probabilmente complice anche l'opposto e comprensibile stato d'animo. Mi ricordo ancora quando d'improvviso dopo tipo un'ora di autostrada o comunque di statale siamo entrati finalmente in centro, e dalla viuzza coperta di palazzi nella quale eravamo siamo spuntati di fianco al Tamigi col Big Ben ed il London Eye illuminati sullo sfondo. Significava tipo "ecco, ora siamo a Londra". La prima stazione dove il pullman ha fatto fermata è stata Liverpool-Gerrard Street ma non era la nostra. Noi siamo scesi alla seconda che era Victoria Station, ed appena giù per la prima volta abbiamo dovuto fare i conti con il disorientamento totale, perchè avevamo sì una specie di mappa che ci diceva come si arrivava all'ostello, ma lì dove diceva che ci sarebbe dovuta essere la fermata dell'autobus, come per magia non c'era. Allora alla fine invece di perdere dieci ore a chiedere e capire come cazzo dovevamo fare abbiamo deciso si prendere (per la prima e per fortuna ultima volta) il taxi per arrivare a destinazione ostello. Stu cornutu e fangu (che fisicamente non ci sucate la minchia sembrava il papà di Manu) ci ha abbollato 9 sterline e 40 (più del pullman) per arrivare all'ostello (strada che fatta con la metro, come avremmo appreso nei giorni seguenti avremmo percorso in 5 minuti "con la minchia di fuori"). Comunque alla fine arriviamo, entriamo, ci presentiamo, paghiamo quello che c'era da pagare, io mettu firmi e cuasi e ci lassavu puru l'indirizzu e-mail, u nummaru ru telefonino e sapiddu nzoccu avutru. La stanza era tutto sommato carina e sinceramente ci aspettavamo molto peggio ricordando il commento di uno sul sito dal quale avevamo fatto la prenotazione (posto orrendo, sinceramente non riesco a trovarci niente di positivo). In effetti una cosa brutta c'era ed era il bagno. Nel nostro piano ce n'erano due. Uno aveva sopra la vasca da bagno un buco nel muro dal quale erano ben visibili i tubi all'interno e non è difficile immaginare traffico di schifezze varie lì dentro in un momento a caso della giornata, l'altro invece non si chiudeva a chiave perchè era rotto. Sparagno purtroppo vuol dire anche questo, ma in compenso in quanto a posizione stu ostello era troppo corna dure. A tre minuti a piedi dalla stazione della metropolitana "South Kensington", ad un minuto da uno che vendeva cose da mangiare e da bere aperto 24 ore su 24, e soprattutto "not very faaaaaaaarrrrrr" da Piccadilly Circus. La prima sera infatti, dovevamo andare a vedere sta Piccadilly Circus e chiediamo ad una specie di poliziotto che era fermo fuori la stazione della metro. Questo ci fa: "Piccadilly? Oh, it's not very faaaaaaarrrrrrrr" e ci da le indicazioni. Credetemi se vi dico che ci siamo fatti almeno un'ora a piedi. No tanto non ci credete. Non avete idea di quanta strada ci siamo fatti. In pratica abbiamo fatto il perimetro di Hide Park a piedi, una cosa che non si può spiegare perchè Hide Park è lungo quantu sirici stadi ì futbol. Comunque ci consola l'idea che subito dopo che questo ci ha dato questa indicazione magari un camion su sbucciò paru paru e ci scipintò u ciriviaddu, quindi siamo più tranquilli. Comunque alla fine riusciamo ad arrivare nna sta cazzu ri chiazza (che sinceramente mi sono seeeempre immaginato moooolto più grande) alle 5 di mattina quasi, infatti un c'era un cani. Abbiamo aspettato che si facessero le 5 e mezza (orario in cui apre la metropolitana) e ci siamo fatti la tanto discussa "Travel Card" che a Londra è più utile della carta d'identità. Se andate a Londra e non vi fate la Travel Card vi conviene tornare direttamente a casa, oppure partite cu 500 euro sulu pi caminari perchè i biglietti della metro e dell'autobus costano un futtiu i picciuli, mentre con la Travel noi pagando mi pare 25 pound (ma sinceramente al momento un mi riuardu compretamente) avevamo una sorta di abbonamento valido per 3 giorni, 24 ore su 24 per tutti gli autobus e le metro comprese nelle zone 1 e 2 di Londra, le zone turisticamente parlando in assoluto più utili perchè c'e' compreso tutto quello che volete vedere. Ad ogni modo, considerando che ho fatto sette metri di intervento solo per raccontarvi delle prime 6 ore, mi conviene fare un resoconto veloce di tutto il resto, sennò va a finire che sto intervento non lo legge nessuno e poi Mary m'incuiata riciannu "ooohhhh, ma interventi troppu luuuanghi faiiii, vordiri io mica haiu u tiampu i liggilli tuuuuttiiii, ma cmq nnì virè ciè". In poche parole abbiamo visto gran parte di quello che volevamo vedere (Big Ben, Westminister, London Bridge o Tower Bridge, London Eye, Piccadilly Circus, Buckingham Palace e tante altre cose che potete vedere anche dalle foto), ma moltissime sono le cose che invece non siamo riusciti a vedere (Abbey Road, British Museum [anche se almeno per mezz'ora ci siamo stati, ma in mezz'ora vedi tipo solo la portineria], National Gallery, Natural History Museum, Hide Park bello sistemato e tante altre cose) ragion per cui è già in programma un possibile secondo week-end a Londra. Naturalmente tanti sono gli aneddoti che potrei raccontare, tante piccole cose che ci hanno fatto apprezzare quella che sicuramente (dopo Baucina, Ficarazzi e Grisì) è una delle più belle città del mondo. Ovviamente per il motivo di cui sopra (Mary docet, e tutti l'avutri docet puru iddi) non posso dilungarmi ma qualcuno ve lo racconto lo stesso: - Vabbè, il mitico "it's not very faaaaar" lo conoscete. - In un teatro dove facevano il pallosissimo musical "We Will Rock You" c'era la maschera che era ungherese. Quando gli abbiamo detto che eravamo di Palermo ci fa: "Palermooooo, maaaafiiaaaaa". E' stato il solo che ci ha detto così, e subito dopo ci fa il gesto con la mano atto ad indicare la parolina "combriccola" e ci chiede: "are you looking for new business?". Bellu tipu, però simpaticunazzu. Andandocene lo abbiamo salutato col "baciamo le mani". - Da KFC o comu cazzu si chiama alla cassa il tizio mi dice quanto dovevo pagare, ma siccome stavo parlando con Piero non l'ho sentito. Quando mi da le cose gli faccio: "I didn't get the price", chistu mi scippa i picciuli rì manu, riri e mi fa "I only get the money". - Dovevamo andare ad Abbey Road (anche se alla fine non ce l'abbiamo fatta più) e gli chiediamo a due Bobby se sapevano dove cabbaso era. Chisti intantu non la conoscevano e già sta cosa è assurda. Dopo due ore, uno finalmente alla domanda "you know Abbey Road?" ci fa: "Ahhhhh, Abbey Roaaaad... Beatles!!! Yellow Submariiineeee!!! Uhm.... No.... Sorry...", ma vascass.... - In un negozio di dischi spettacolare a cinque piani o sapiddu quanti (io gli ho chieso due cose e non ce l'avevano, bellu negozio ri dischi) gli dovevamo chiedere se avevano tipo qualche bootleg degli Oasis (sà, OASIS pà iassiri un gruppu?). Gli facciamo "Have you got any Bootleg?" e chistu un nni capiava. Noi continuavamo "Bootleg, bootleg" e chistu nianti. Alla fine gli facciamo lo spelling: "B-o-o-t-l-e-g" e chistu ddoppu tri uri: "Ahhhh, Bootlegs!"... Ma vafanculu... Senza "s" un u capisci e ca "s" u capisci? E' comu si fazzu u panittiari, veni unu e mi fa "mi rassi tri toscanin". E io ci ricu "chiiii???". Puru ca un c'e' a "I" u capisciu ca voli riri "toscanini". Ma comunque. Chistu alla fine nni talia e nni rici araciu araciu: "no, it's illegal...". ^^ E poi tante altre cose che non dico perchè sennò ci vuole un blog sano soltanto per questo intervento. Comunque per chiunque volesse sapere qualunque cosa, il mio contatto è sempre lo stesso e se mi vuole "contattare" per qualche intervista o special di Lucignolo la mia tariffa è a dir poco sparagnusa. *= Un saluto pure a Lucrezia che abbiamo conosciuto là. PS: Una nota di merito alle metropolitane che sono stupende, ed agli autobus che fanno 24 ore su 24. Un saluto anche agli scoiattoli. PPS: Ciè...
December 19 Usate "come" al posto di "come" e non al posto di "non lo so perchè sono ignorante"...Oggi sul 625 una signora anziana mi fa: "devi scendere come gira?". Eh? Sono rimasto due secondi a pensare, poi mi fa: "accanto all'edicola.", e io lì: "ah, si si...".
La signora anziana intendeva dire: "devi scendere alla prima fermata dopo la curva?", ma ha opportunamente scelto il "come" che si usa per tremila cose, ma non si dovrebbe usare per questo. Detta così com'era la frase poteva essere intesa in due modi:
1) Devi scendere VIRGOLA come gira?
Cioè, "Devi scendere, come gira?". L'intonazione della frase rende chiaro che c'e' un solo punto interrogativo, quello finale. Quindi la signora non mi avrebbe chiesto: "Devi scendere? Come gira?", ma: "Devi scendere. Come gira?". Quindi in sostanza mi avrebbe ordinato di scendere, per poi chiedermi di mostrarle il movimento dell'autobus mentre gira ("come gira?"). Probabilmente mi sarebbe sembrata una richiesta alquanto strana, soprattutto perchè non avrei capito il motivo per mi stava (in maniera alquanto coatta) allontanando dall'autobus.
2) Devi scendere come gira?
In questo caso il "come" assume funzione di comparativo di assomiglianza, e la signora avrebbe inteso: "Devi scendere allo stesso modo di come gira l'autobus?", quindi mi avrebbe chiesto, in sostanza, se il mio modo di scendere dal suddetto mezzo pubblico sarebbe stato per lo meno simile allo "stile" utilizzato dal mezzo pubblico in questione per percorrere le curve.
Invece no, non intendeva ne una cosa ne l'altra. Ora, non mi venite a dire "ma era signora anziana", perchè l'uso a minchia di cane della parola "come" è una cosa comune a un casino di persone, da 10 anni in su. Siete solo una massa di ignorantoni e non potrete mai arrivare da nessuna parte perchè se dite "come arrivo ti faccio uno squillo" vuol dire che avete una conoscenza dell'italiano sotto lo zero. Ignorantoni. Nel lodare le vostre carenze grammaticali mi allaccio ad un post di qualche tempo fa sul blog di Adriana che parlava di quelli che non sanno "spiccicare una parola di italiano". Io sono favorevole al dialetto, e ormai lo sanno tutti, ma la conoscenza dell'italiano è a dir poco fonfamentale. Poi viene il dialetto, ma prima imparate a parlare, poi vi dedicate al dialetto.
Poi oggi mentre ero in via Michelangelo un altro super cervelloide genialoide di massimo 20 anni, sale sull'autobus con il cappello di Babbo Natale, e fin qui tutto normale (....). Io già lo guardo strano, pensando che magari è un pò stravagante, ma ognuno è fatto a suo modo. Ma quando sto brociolone con i broccoli tira fuori un cestino per le offerte, e si mette a girare dicendo "auguri, e Buon Natale" chiedendo spiccioli, mi viene veramente i futtillu a lignati. Senti, hai 20 anni, ma va travagghia invece i sucaricci a minchia e gianti. Siamo a Natale e siamo tutti più buoni? Cazzati. Pi mia pò fari a fami, picchì si testa i travagghiari unn'hai un biu picchì t'avissi a campari io a tia. Si t'accualli i girari comu un test'e' cazzu sull'autobus, allura i sicuru t'accualli puru iri a pulizziari i scali. Va pulizia i scali e guaragni chiossai. Oppure la cachi, perchè di sicuro tu hai al massimo la terza media, e quindi all'80% appartieni a quella categoria di cretini che dicono "come" e intendono "ramurazzi" quindi se hai deciso di non frequentare più la scuola su cazzi tua. Ti piaciu fari chiddu granni e chiddu fuarti? Ora mettiti ntiarra e strica i scali. Nel dire questo mi allaccio ad un post di Diego che tempo fa, sul suo blog, diceva che tutti sti mendicanti per strada ci hanno sinceramente cacato la minchia. I mia picciuli un nni viriti. Itivinni e livativi i ravanzi.
Come vi vedo la prossima volta vi isu i manu.
Ciè... December 03 I preservativi "al gusto di", considerazioni natalizie, varie ed eventualiOh, qualcuno ha mai capito a che minchia servono i preservativi al gusto di qualcosa in particolare? Cioè, che senso ha il preservativo al gusto di lampone? Non credo serva per dare sapore alla minchia durante il sesso orale (quello che si usa per gonfiare le ruote delle biciclette) perchè da che mondo è mondo non credo che si faccia sesso orale col preservativo, poi cioè oh, ognuno...
Non credo neanche serva per profumare l'atmosfera durante il rapporto vero e proprio, perchè sennò mi viene più comodo piazzarmi un Arbre Magique sul comodino e buonanotte. Forse è solo per profumare l'aria durante la fase di "estrazione dallo scatolo" boh... Oppure forse è per rendere più gustoso il sesso orale del ragazzo, francamente mi sembra la sola opportunità. Una figa che sa di frutta per intenderci. La vedo come unica soluzione poi non so... L'importante è che non facciano mai i preservativi alla banana (quelli che si mordono) o i preservativi alla pesca, arancia o pera (quelli che si munnano col coltello). Quelli che non possono mancare sono, però, i preservativi alla babbalucia (lumaca n.d.t.); quelli che si sucano. Oggi è Lunedi 3 Dicembre, ed oltre a fare gli auguri a tutti quelli che fanno il compleanno, sancisco (il santo protettore di tutti quelli che addocchiano la cartina e poi dicono "no, stiamo andando a fanculo. te l'ho detto dovevamo giare la, guarda sono sicuro. lo sapevo che sarebbe finita cosi, siamo teste di cazzo noi. basta uscire più di dieci chilometri che noi stronzi ci perdiamo") l'inizio di una nuova settimana e di un nuovo mese che però è decisamente il miglior mese dell'anno perchè è quello con più feste. Lasciando perdere la Madonna (intesa come 8 Dicembre, Angelo carmati) che scassa la minchia perchè viene di Sabato, quest'anno il bianco Natal cade di Martedì per rialzarsi di Giovedì quindi se non ci sono scassamenti di cazzi questo mi dovrebbe portare ai giorni 22-23-24-25 e 26 senza lavoro (da Sabato a Mercoledì insomma) mica cazzi voglio dire. Poi capodanno (inteso come 1 Gennaio, Angelo carmati) viene di Martedì e qui non so se mi verrà concesso un altro ponte, perchè ovviamente un giorno di lavoro ci cambia la vita e quello sarà il Lunedì più intenso di tutto l'anno (boffa nta minchia carpiato con doppio avvitamento laterale). Vedremo. Per chiudere la Befana si conferma sempre suca cazzi perchè o vien di Sabato o vien di Domenica. L'anno prossimo se non vien di Lunedì la faccio volare c'a' scupa ntò culu (la befana vien di notte con le chiappe tutte rotte e pi corpa ri unu sulu m'infilaru a scupa nculu). Arriva Natale e già cominciano ad esserci per strade le cose che mi piacciono (non le bottane, quelle ci sono pure a ferragosto): addobbamenti, lucine, alberi di natale, stelle cadenti (a proposito ne ho vista una ieri) e cose così. Ma ci sono anche le cose che NON mi piacciono (non i trans, quelli ci sono pure a ferragosto e poi mi piacciono): sti cazzo di Babbo Natale appizzati ai balconi ca parinu latri. Ma ricu io, un alberello no? Pi forza sti cristiani appizzati c'aviti a miattiri? Che poi come la fiaba "al lupo! al lupo!" insegna se qualche volta il bambino di due anni figlio di sti genitori dementi s'appizza fora r'a' finiastra i passanti invece ri chiamari i pumpiari ricinu: "talè, ora puru a Febbraio chista fa fiasta?" e intantu u picciriddu vuala. Bah, contenti iddi. Sabato dovremmo essere a casa di Mirko che vuole romperci il culo si parrati cu iddu a carte per la prima classica giocata natalizia. Mirko è megghiu ca u sapi. Io da dieci euro in poi, ogni euro chi piardu è un "souvenir" ra so casa ca mi pigghiu. Si un buali stari nna una casa senza mobili ci cummiani ca si carma. E si Rosy parra cinn'e' puru pi idda. Vabbè che ovviamente se Mirko ci dice di arrivare a casa sua alle dieci curnutu io si spuntu prima i l'una i nuatti e curnutu iddu si parra. Un "bascassacci a minchia" altisonante a Blake e Grosjean e pure al giudice di linea ca vireva palli fuara unn'e' gghiè. Chissà se Ilaria ha scritto "hszeee" davanti lo studio di David Letterman, secondo me s'arrifardiò. Poi virè... Ciè... November 29 Fine dello spettacoloGrazie per essere stati con noi. Sipario. Buona notte.
Un ringraziamento ai membri del cast.
November 05 No, niente......era solo per farvi spuntare la stellina su MSN e farvi dire: "talè, ha aggiornato il blog."...
E invece vi futtivu picchì un aggiuinnavu un cazzu.
Ciè... October 01 AcquadicieloAggiorno nuovamente dopo tanto tempo il blog per farvi conoscere una canzone (che più che altro è un racconto) palermitano, che a me piace un sacco.
Intro e Outro by Alamia, parlato di Luigi Maria Burruano.
Piccola notazione: nel gergo palermitano la parola "patate" viene usata anche per indicare il termine "niente di buono".
- Esempio: Oggi sono andato a pescare ed ho preso "patate", cioè non ho preso niente o comunque niente di buono.
Un ringraziamento a Chiara che si era prestata a darmi una mano.
-----------------------------------------------------------------------------------------
Acquaricialu... Rammi a vuci ca ti spirdisti...
Unni si... Na manu sicca e 'ngrasciata... Taliala 'nfunnu a la strata... Stinnuta tra la fudda... Chi curri... Chi curri... Acquaricialu...
Ti ricordi chi ti rissi u viacchiu Acquadicielo...? Tutto questo mare, Acquadicielo, tu sei il padrone... Carrica... Mancia... Saziati e porta rintra... Ma solo questo mare Acquadicielo... Picchì add'abbanna a muntagna... Patati... E tu lo sai quello che voglio dire io quando dico "patati", Acquaricialu... Patati significa patati... Carrica, Acquaricialu, mancia... Porta rintra, saziati... Tu sei il padrone, una scusa riservatissima, una terrazza, un finistruni, mancia e fa manciari... Ma solo questo mare Acquadicielo... Picchì add'abbanna a muntagna... Patati... E Acquaricialu c'u' suli nisciava, e c'a' luna turnava... c'u' suli nisciava, e c'a' luna turnava... Er' un ghiuarnu, cà era u sabbaturia, mmenzu a ddù mari apiartu, Acquaricialu sulu... 'ntisi una vuci... "Acquadicielo..."... "Acquadicielo..."... Acuqaricielu si girò, e bitti un purpu, u taliò e ci rissi: "cucino, mi devi comandare? Dimmi...", u purpu u taliò e ci rissi: "io a te? Non ti ho mai canosciuto e non ti voglio canoscere...". E sinn'iu u purpu... "Acquadicielo..."... "Acquadicielo..."... Acquaricialu si girò arriari, e bitti una trigghia... cu quattru uacchi... "Io sono qua. Dimmi tutto. Quello che devo fare io lo faccio.". "Non ti canosco" ci disse la triglia... E sinn'iu puru a trigghia e Acquaricialu sulu sulu nnà ddu mari sinteva sempri sta vuci... "Acquadicielo... Prendimi, io sono qua.". Acquaricialu si misi a tiasta sutt'o' mari, er'a' vitti. Un'ancidda. L'arcobbalianu pariava. Iu pì pigghialla Acquaricialu ma a'ncidda ci sghiddò ri mani. Ci girò nnò strumbuluni, si misi a ginucchiuni, e ci rissi: "Acquadicielo, tu a me non mi puoi prendere. Perchè io non sono di questo mare... Io sono dell'altro mare, add'abbanna a muntanga, viani... Ca ti grapu... Viani...". E sinn'iu a'ncidda... Add'abbanna a muntagna patati... E Acquaricialu c'u' suli nisciava... e c'a' luna turnava... Er'un ghiuarnu, ch'era a ruminica... Dd'ù mari apiartu pariava un ghiardinu, iddu sulu arriari, mmenzu a ddù mari apiartu, un truanu i l'aria... "Acquadicielo... Vieni... Che ti aspetto, add'abbanna a muntagna, a fiasta è pruanta, manchi solo tu. Viani... Ca accuminciamu c'a' musica, viani ca ti grapu..."... Add'abbanna a muntagna... Acquaricialu... Si girò... Rarreri i spaddi vitti a sò casa, taliò u suli e dissi: "Ma chi n'aviamu r'a' vita?". Add'abbanna a muntagna... Si misi sutta viantu Acquaricialu, er'a' superò a muntagna... E c'accumpariu a mammara e ci rissi: "a cu ciarchi, Acquaricialu?", "a'ncidda... Ca mi rissi ca a festa è pruanta.". "Viani, viani ca ti cci puartu...", e su purtò sutta, sutta, sutta, nnà a ddu mari, ci rapiu na botola, c'accumpariu u pisci spata, u puntò nnall'uacchi e ci rissi: "Acquaricialu... Chi ti rissi u viacchiu? Add'abbanna a muntagna patati, comu si rici n'paliarmu Acquaricialu? Chiossai ca à tiri a cuarda. Veni u juarnu ca si rumpi... E si rumpiu pi tia Acquaricialu... Chistu è u finali pi tia Acquaricialu... Patati...". A bassia...
.... Ratimi un'asta i vinu accussì si fa matina... Lu suli s'ammuccia... Rarreri la luna... Chi scuru... Chi scuru... *******************************
Acquadicielo... Rispondi... Dove sei... Una mano secca e sporca... Guardala, in fondo alla strada... Distesa tra la folla... Che corre... Che corre... Acquadicielo...
Ti ricordi cosa ti ha detto il vecchio, Acquadicielo? Tutto questo mare, Acquadicielo, tu sei il padrone... Carica, mangia, saziati e porta a casa... Ma soltanto in questo mare Acquadicielo... Perchè dall'altro lato della montagna... Patate... E tu sai cosa intendo quando dico "patate" Acquadicielo... Patate vuol dire patate... Carica, Acquadicielo, mangia... Porta a casa, saziati... Tu sei il padrone di tutto quello che c'e' qui intorno... Ma solo questo mare Acquadicielo... Perchè dall'altro lato della montagna... Patate... Ed Acquadicielo usciva con il sole... E rientrava a casa con la luna... Usciva con il sole... E rientrava a casa con la luna... Ed un giorno... Un Sabato, in mezzo al mare aperto, Acquadicielo da solo sentì una voce... "Acquadicielo..."... "Acquadicielo..."... Acquadicielo si girò, e vide un polpo, lo guardò e gli disse: "dimmi. Devi darmi degli ordini?", il polpo lo guardò e gli disse: "io a te? Non ti ho mai conosciuto e non ti voglio conoscere...". E se ne andò. "Acquadicielo..."... "Acquadicielo..."... Acquadicielo si girò di nuovo, e vide una triglia... Con quattro occhi... "Io sono qua. Dimmi tutto. Quello che devo fare io lo faccio.". "Non ti conosco", gli disse la triglia... E se ne andò anche lei, ed Acquadicielo tutto solo in mezzo a quel mare continuava a sentire quella voce... "Acquadicielo... Prendimi, io sono qua.". Acquadicielo mise la testa sotto l'acqua, e la vide. Un'anguilla. Sembrava l'arcobaleno. Fece per prenderla ma lei gli sfuggì dalle mani. Gli saltellò sulla testa, si mise in ginocchio e gli disse: "Acquadicielo, tu non puoi prendermi. Perchè io non appartengo a questo mare... Io appartengo all'altro mare, dall'altro lato della montagna, vieni... Ti apro la porta... Vieni..."... E se ne andò. Dall'altro lato della montagna patate... E Acquadicielo usciva con il sole, e rientrava con la luna... Ed un giorno, una Domenica, quel mare aperto sembrava un giardino, lui di nuovo tutto solo, in mezzo a quel mare, un fulmine a ciel sereno, "Acquadicielo... Vieni... Che ti aspetto dall'altro lato della montagna, la festa è pronta manchi solo tu... Vieni, che iniziamo con la musica, vieni che ti apro la porta..."... Dall'altro lato della montagna... Acquadicielo si girò... Dietro le spalle vide la sua casa, guardò il sole e disse: "che ne abbiamo dalla vita?". Dall'altro lato della montagna... Si mise sotto vento... E la superò la montagna... E gli si fece incontro la mammara e gli disse: "chi stai cercando Acquadicielo?", "l'anguilla... Mi ha detto che la festa è pronta.". "Vieni... Ti ci porto io...", e lo portò giù, giù, giù, in fondo a quel mare, gli aprì una botola, gli comparì il pesce spada, lo fissò negli occhi e gli disse: "Acquadicielo... Che ti ha detto il vecchio? Dall'altro lato della montagna patate, come si dice a Palermo, Acquadicielo? Se tiri troppo la corda, arriva il giorno che si rompe... E si è rotta per te, Acquadicielo... Questo è il finale per te Acquadicielo... Patate...". Dedicato a lei... ... Datemi un'asta di vino così si fa mattina... Il sole si nasconde... Dietro la luna... Che buio... Che buio... August 27 Ai com bek tu uorkDopo la pausa estiva (che poi se è pausa estiva che cacchio ci faccio qui che è ancora Estate) si torna con voglia di fare pari a zero. Un ringraziamento a Chiara per tutta la settimana passata e le partite al Wii. |
|
|||
|
|