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5月1日 Racconto di una notte stregataNon riusciva proprio a tirarsi indietro Jack... Quando qualcuno dei suoi amici gli proponeva una scommessa, la voglia di imporsi dentro di lui era troppo forte. Aveva già accettato parecchi incarichi che qualunque altra persona normale avrebbe rifiutato, ma tuttavia questa volta, il rischio non gli sembrava poi tanto grosso. Passare la notte in una vecchia casa stregata di periferia, non lo spaventava granchè, anzi a pensarci bene non lo spaventava per niente. Sapeva delle storie che si raccontavano su quella vecchia villa, ma di questo appunto si trattava... Di storie... Non era tipo da crederci, da prenderle sul serio, da tirarsi indietro perchè quattro vecchi raccontavano storielle su porte che si aprivano, spechi* che si rompevano e finestre che sbattevano. Era coraggioso Jack. Lo avrebbe dimostrato a tutti. Davanti all'alto portone d'ingresso non esitò un istante. Mise un piede sul basso muretto che circondava il cancello, l'altro sul lucchetto che lo teneva chiuso da chissà quanto tempo, e in un batter d'occhio si ritrovò dentro la villa. Avanzava con passo sicuro e deciso, senza curarsi del rumore dei suoi passi che (per quanto assolutamente ovvio e normale) in quel contesto risuonava inevitabilmente sinistro ed oscuro. Era una gran bella villa, non c'era che dire. In passato doveva essere uno splendore. La piscina ormai vuota e coperta di rami secchi e foglie morte sicuramente in passato era stato teatro di chissà quali divertimenti e schiamazzi. L'altalena non aveva mai smesso di dondolare, ma Jack sapeva che era colpa del vento... Forse non ne sarebbe più stato così sicuro da lì a qualche minuto, ma in quel momento lo sapeva... Entrare all'interno dell'abitazione non fu impresa difficile dal momento che la sola finestra chiusa era anche quella nella stanza più alta e che facilmente era possibile restare con un piede fuori ed uno dentro la casa quanto le finestre erano basse. La prima senzazione che provò non appena fu dentro fu un incredibile senso di solitudine. Lo stato di degrado, di abbandono di tutte quelle sedie, quegli specchi, quei quadri gli diede subito da pensare. Forse era stata uno splendore, d'accordo ma era andata incontro ad un triste, tristissimo destino. Avrebbe meritato più rispetto, avrebbe meritato una fine degna di una meraviglia quale era stata, quale indubbiamente era ancora, in fin dei conti sarebbe bastato qualcuno disposto a recuperarne l'imponenza, la grazia, la... Un rumore. Jack udì distintamente un rumore venire dalla stanza immediatamente accanto al camino. Il camino? Era acceso quando era entrato? No, indubbiamente no... Lo avrebbe notato subito. Ed allora perchè adesso scoppiettava allegramente davanti ai suoi occhi? Jack non si sentì più tanto sicuro di quello che aveva fatto. Forse stavolta si era spinto oltre... Cercava di trovare una spiegazione razionale a quello strano evento, e si sforzava di mantenere un aspetto calmo e tranquillo, quasi come se "sentisse" gli occhi di qualcuno addosso... Non voleva dare l'idea di essere terrorizzato, in fondo era soltanto un camino. Per Dio, non sapeva cosa diavolo lo avesse acceso, ma era soltanto un normalissimo camino. Avrebbe forse potuto andare via per un camino acceso? Cosa avrebbero detto di lui i suoi amici? Lo avrebbero deriso al bar fino allo sfinimento, lo avrebbero chiamato codardo, lo avrebbero insultato, lui avrebbe risposto agli insulti e probabilmente sarebbero anche venuti alle mani. Non sarebbe stata una bella cosa davvero trovarsi con i suoi amici... Eppure Jack avrebbe tanto voluto essere al bar in quel momento... Avrebbe tanto voluto non trovarsi lì. In piedi davanti ad una donna in completo vestito bianco che lo guardava quasi sorpresa della sua presenza... Lo fissava e Jack era come paralizzato. Paralizzato quando vide che i suoi occhi erano completamente bianchi come se fossero di cristallo. Paralizzato quando si accorse che la sua immagine non veniva riflessa dal vecchio specchio alle sue spalle. Paralizzato quando si accorse che i suoi piedi non toccavano terra. In quel momento gli fu impossibile pensare, e d'altra parte non sarebbe servito a niente. Sarebbe soltanto servita calma, sangue freddo ed una buona, buonissima dose di coraggio. Jack in quel momento non aveva nessuna delle tre e gli fu impossibile anche solo tentare una fuga. La donna lo fissava ancora, ma questa volta aveva preso a muoversi. Gli veniva incontro... Lo fissava e gli veniva incontro... Prima lentamente, ora più velocemente... Anche le braccia avevano preso a muoversi... Si distesero... In segno di abbraccio... Forse quella donna avrebbe soltanto voluto stringerlo... Magari anche troppo... Magari per sempre... Anche il silenzio venne rotto, ma non fu una vera e propria voce che le uscì dalla bocca. Era più simile ad un urlo soffocato ancor prima di nascere. Un insieme di dolore, disperazione e rabbia. Un insieme di tutto quello che probabilmente avrebbe atteso Jack se si fosse lasciato anche soltanto sfiorare da quella orrenda visione. Forse fu proprio questo che gli urlò dentro, svegliandolo da quell'ipnotica posizione. Forse proprio la consapevolezza che era tutto reale lo scuotè tanto da fargli riacquistare il controllo della situazione. Si trovava lì, finalmente cosciente, finalmente libero di agire. Seppe subito cosa era giusto fare. In un momento come quello non esistono eroi. Si deve solo salvare la pelle. Si deve correre. Si girò e scattò immediatamente verso la porta che improvvisamente gli apparse così lontana che per un attimo pensò fosse inutile anche tentare di raggiungerla. Volle provarci Jack, e si lanciò all'inseguimento dell'unica via d'uscita. Unica? No, le finestre! Ce n'erano a decine tutte spalancate, la sola chiusa era nella stanza più alta della casa. Avrebbe soltanto dovuto scegliere quella più vicina e darsela a gambe. No, non poteva essere. Perchè non c'erano finestre? Perchè ne scorgeva soltanto una davanti a lui...? E perchè era chiusa? Non poteva essere come pensava... Non aveva salito le scale. Era rimasto fermo davanti alla porta d'ingresso bloccato prima dal rumore, poi dal camino e poi dalla "padrona di casa"... Non poteva trovarsi nella stanza più alta della casa... Era soltanto all'ingresso, diamine, era solo l'ingresso!
"Non può essere", si ripetè più volte durante la corsa, "Non può essere"... Si voltò a guardare. Lei era lì, stava per raggiungerlo e le sue urla adesso erano soltanto di rabbia. Lui gli stava sfuggendo. Lei non lo avrebbe mai permesso, Jack lo sapeva. Si rigirò nuovamente sperando di scorgere la porta davanti a lui, e non quella orribile finestra. Non era così. La finestra era lì, la porta no. Riuscì anche a scorgere il piazzale, la piscina, l'altalena... L'altalena già... Adesso sapeva che non era il vento. Adesso sapeva che quel bambino coperto di sangue che allegramente si dondolava fissandolo e sorridendo, non era frutto della sua immaginazione. Adesso sapeva che era tutto vero. Sapeva che si trovava davvero lì, e che avrebbe dovuto saltare giù. Saltare giù, o saltare tra le braccia di quella cosa urlante che ormai lo aveva quasi a portata di mano. Non quasi. La cosa allungò un braccio. Gli afferrò la camicia strappandogliela. Jack urlò. Chiuse gli occhi e urlò. Urlò e saltò. In quell'attimo Jack avrebbe giurato di avere attraversato dieci, cento, mille inferni. Sentì le loro fiamme toccargli il viso, le braccia, le gambe, la schiena. Era certo che aprendo gli occhi si sarebbe trovato di fronte quella donna, magari con accanto il bambino, magari con accanto chissà chi altro. Non volle aprirli, perchè adesso sentiva soltanto silenzio, tranquillità. Tremava, piangeva e ansimava ma non volle aprire gli occhi. Una goccia d'acqua gli bagnò il viso e fu allora che Jack credette di impazzire. Balzò in piedi, urlò a scuarciagola, pianse e finalmente li aprì... Un gatto accanto a lui corse via terrorizzato, lo zainetto appoggiato al cancello scivolò di lato, e Jack ci inciampò quasi subito. Si guardò intorno, voltava lo sguardo da un lato all'altro senza riuscire a capire come mai potesse trovarsi li. Subito guardò la camicia. Non era strappata. Nessuno l'aveva mai afferrata. Non era mai entrato in quella maledetta villa. Ed ora ne era sicuro: non aveva nessuna intenzione di entrarci. Con le mani ancora tremanti prese lo zaino, lo aprì e ne tirò fuori un piccolo foglio di carta. Prese una penna, e scrisse le uniche quattro parole che in quel momento gli vennero in mente. Poi prese il foglio, lo fissò con una gomma da masticare al cancello e fuggì via per non tornare mai più. Per tutta la notte, una pioggia incessante bagnò la villa, il cancello ed il foglio, e proprio prima che venisse completamente sciolto dall'acqua, il bagliore di un lampo lo illuminò, rendendo per l'ultima volta visibili le uniche parole che Jack era riuscito a scrivere sopraffatto dalla paura, le uniche parole che sembravano avere un senso in quel momento, le parole: "ma chi a minchia??". *= Errore commesso VOLONTARIAMENTE e dedicato a Kia. コメント (9 件)
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